SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Giornata mondiale dell’obesità: in Italia ne soffre 11,8% adulti e 9,8% bambini

ANSA - Più di 1 miliardo di persone nel mondo convive con l'obesità ed entro il 2035 oltre la metà della popolazione mondiale vivrà in sovrappeso o con obesità, con un impatto economico globale stimato nel 2030 di 3,23 trilioni di dollari. Sono 543 milioni i bambini e adolescenti in sovrappeso o con obesità nel 2025. Ogni anno, i…
l'edicola

ANSA – Più di 1 miliardo di persone nel mondo convive con l’obesità ed entro il 2035 oltre la metà della popolazione mondiale vivrà in sovrappeso o con obesità, con un impatto economico globale stimato nel 2030 di 3,23 trilioni di dollari. Sono 543 milioni i bambini e adolescenti in sovrappeso o con obesità nel 2025. Ogni anno, i decessi prematuri per malattie non trasmissibili dovuti a sovrappeso e obesità sono 1,7 milioni. Sono questi i numeri impressionanti di un’emergenza mondiale diffusi dalla World Obesity Federation in occasione della Giornata Mondiale dell’obesità che ricorre, come ogni anno, il 4 marzo, un’importante occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica, i decisori politici e i professionisti della salute sull’impatto dell’obesità a livello globale e nazionale.

La Giornata Mondiale in Italia viene presentata oggi in un evento in Senato su iniziativa della Senatrice Daniela Sbrollini, promosso in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare obesità, Diabete e malattie croniche non trasmissibili e la World Obesity Federation. ” 8 Billion Reasons To Act on Obesity”, ovvero “8 miliardi di motivi per agire contro l’obesità. Abbiamo tutti i nostri motivi per cambiare la storia dell’obesità. Qual è il tuo?”: è questo lo slogan della Giornata Mondiale 2026, per richiamare l’attenzione sui temi di questa emergenza.

In in particolare comprendere l’obesità, sostenere la prevenzione e la gestione, contrastare lo stigma, promuovere azioni concrete e aumentare la consapevolezza globale sono le strade da perseguire contro questa piaga. «Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e il suo inserimento nel Piano Nazionale della Cronicità – ha dichiarato in un messaggio il ministro della Salute, Orazio Schillaci – rappresentano un passaggio fondamentale: non un atto simbolico, ma risposte concrete ai bisogni delle persone. Ma possiamo fare ancora molto” sul piano della prevenzione e contro lo stigma.

Secondo l’Italian Barometer Obesity Report 2025, pubblicato da Ibdo Foundation e basato sui dati Istat e Iss, l’11,8% della popolazione adulta italiana soffre di obesità, in aumento rispetto all’11,4 per cento del 2022. Il 36,1% degli adulti è in sovrappeso. L’obesità infantile rimane una questione critica: circa il 19% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,8% è obeso. Mira a garantire accesso equo ed appropriato a tutte le possibilità di cura, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche la ‘Carta di Erice 2026 sull’obesità’, promossa dalla SIO – Società Italiana dell’obesità con il coinvolgimento di 20 organizzazioni scientifiche, istituzionali, rappresentanti dei pazienti e presentata al Senato. Ha anche l’obiettivo di «promuovere la presa in carico delle persone con obesità in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, contrastare stigma e qualsivoglia disuguaglianza».

Obesità, al Senato la firma del Manifesto di Erice

L’Obesità non è più solo questione di bilancia. Ma di cuore, di prevenzione, di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Nel World Obesity Day 2026, il Senato ospita la firma del Manifesto di Erice sull’Obesità, documento che punta a trasformare l’approccio italiano a una patologia che nel mondo coinvolge oltre 800 milioni di persone. In Italia oltre 6 milioni di adulti convivono con l’Obesità e circa il 46% della popolazione è in eccesso ponderale. Numeri che si traducono in un aumento significativo di diabete, malattie cardiovascolari, tumori e patologie osteoarticolari, con un impatto crescente sui costi sanitari e sociali. Per questo il tema entra nel cuore delle istituzioni. Accanto ai rappresentanti di Parlamento e governo, la comunità scientifica è chiamata a tradurre l’evidenza in politiche strutturate e accesso appropriato alle cure.

Sul tema è intervenuto Massimiliano Caprio, responsabile del Laboratorio di Endocrinologia Cardiovascolare dell’Irccs San Raffaele, professore ordinario di Endocrinologia e delegato della Società Italiana di Endocrinologia: «L’Obesità è oggi una emergenza di salute pubblica globale. Non riguarda solo l’eccesso di peso corporeo, ma aumenta in modo significativo il rischio di diabete, malattie cardiovascolari, patologie oncologiche e molte altre condizioni disabilitanti. È una malattia complessa, multifattoriale e cronica, che richiede interventi integrati e coordinati». Le nuove terapie non si limitano più a far perdere peso.

«Negli ultimi mesi abbiamo assistito a progressi terapeutici notevoli, le terapie con agonisti del recettore Glp-1 (come semaglutide) e i doppi agonisti Gip/Glp-1 (come tirzepatide) determinano perdite di peso clinicamente significative e mostrano benefici cardiovascolari sempre più documentati – aggiunge Caprio – Questo rappresenta un cambio di paradigma: oggi intervenire sull’Obesità significa ridurre il rischio cardiometabolico e prevenire eventi cardiovascolari maggiori, per questo ritengo allarmante che suddette terapie siano ancora sotto utilizzate, parliamo di circa 10 milioni di pazienti candidabili e del meno 2% di quelli effettivamente trattati». Se trattare l’Obesità significa prevenire infarti, ictus e complicanze metaboliche, l’investimento in cura diventa anche una strategia di sostenibilità.

All’orizzonte si profilano nuove frontiere: molecole multi-agoniste capaci di agire su più bersagli metabolici, formulazioni orali innovative e approcci terapeutici combinati. «È una fase di grande innovazione – osserva Caprio – ma serve appropriatezza prescrittiva, monitoraggio clinico rigoroso, personalizzazione e soprattutto informazione. Certo, non esistono soluzioni semplici per una malattia complessa. Le terapie farmacologiche non sostituiscono, infatti, lo stile di vita, ma lo integrano attività fisica, corretta alimentazione e supporto psicologico restano fondamentali. Solo un approccio multidisciplinare può garantire risultati duraturi e una reale equità di accesso alle cure».

CORRELATI

Attualità, Italia","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[489767,489764,489667],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!