Dopo i nuovi bombardamenti israeliani sul Libano, a Milano torna a infiammarsi il dibattito sul gemellaggio tra il Comune e la città di Tel Aviv. Il centrosinistra, con il Pd in prima linea, chiede al sindaco Giuseppe Sala di dare seguito a quanto già deciso dal Consiglio comunale nell’ottobre scorso: la sospensione del rapporto istituzionale con la città israeliana, alla luce di quanto accaduto nel conflitto a Gaza.
A rilanciare la richiesta è stata in aula la capogruppo dem Beatrice Uguccioni, che ha invocato un «atto di coerenza» da parte della giunta. «Oggi chiediamo alla giunta un atto di coerenza rispetto alla sua maggioranza e alla realtà: la sospensione del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, applicando i criteri che questo Consiglio ha già approvato», ha detto. Uguccioni ha precisato che sospendere non significherebbe tagliare ogni legame: «Non significa interrompere i rapporti tra società civili, università, comunità. Significa sospendere un rapporto istituzionale quando le condizioni che lo rendono sostenibile risultano compromesse».
Sulla stessa linea i Verdi, promotori dell’ordine del giorno approvato in Consiglio. La consigliera Francesca Cucchiara ha parlato di una decisione non più rinviabile: «Dopo 70mila cittadini di Gaza uccisi e l’ennesimo bombardamento in Libano ancora dobbiamo supplicare la giunta per attuare quanto abbiamo approvato». Cucchiara ha inoltre annunciato che non voterà più le delibere della giunta in aula finché non verrà interrotto il gemellaggio.
Netta la contrarietà del consigliere di Azione ed esponente della comunità ebraica Daniele Nahum, secondo cui non avrebbe senso colpire Tel Aviv, definita «una delle città più progressiste del mondo». Per Nahum sarebbe come sospendere un gemellaggio con Chicago «per via delle politiche di Trump».
All’attacco anche Fratelli d’Italia, che accusa la sinistra di strumentalizzazione. «Dimostra un’ignoranza istituzionale e democratica», ha dichiarato il capogruppo Riccardo Truppo, sostenendo che il gemellaggio, «strumento di vicinanza tra popoli», venga usato per fini politici.









