Oggi la Striscia di Gaza è tornata al centro di una forte escalation militare. Secondo fonti ospedaliere locali e Al Jazeera, almeno 28 palestinesi sono stati uccisi in raid israeliani dall’alba, tra cui sei bambini. Gli attacchi hanno colpito Gaza City e Khan Younis, interessando un condominio, una tenda in un campo profughi e una stazione di polizia nel quartiere Sheikh Radwan.
Tra le vittime figurano interi nuclei familiari. Il ministero della Sanità di Gaza riferisce che oltre 500 persone sono morte dal 10 ottobre, data di avvio del cessate il fuoco, dati ritenuti generalmente affidabili da agenzie Onu e osservatori indipendenti.
L’esercito israeliano (Idf) ha dichiarato di aver colpito esclusivamente obiettivi terroristici in risposta a una violazione della tregua, sostenendo di aver preso di mira comandanti e infrastrutture di Hamas e della Jihad Islamica, inclusi depositi di armi e siti di lancio. Tel Aviv accusa le organizzazioni armate palestinesi di utilizzare la popolazione civile come scudi umani, ribadendo che continuerà le operazioni per difendere Israele.
Sul fronte diplomatico e logistico, è stata confermata la riapertura del valico di Rafah: domenica sono previste prove tecniche, mentre il transito pedonale in entrambe le direzioni dovrebbe riprendere ufficialmente lunedì.
Intanto aumentano le tensioni internazionali: gli Stati Uniti hanno approvato nuove vendite di armi a Israele per 6,67 miliardi di dollari, comprendenti elicotteri d’attacco Apache e veicoli tattici leggeri. Washington ha inoltre autorizzato la vendita di missili Patriot all’Arabia Saudita per 9 miliardi di dollari.
In Cisgiordania, infine, si segnalano nuovi episodi di violenza: coloni israeliani hanno attaccato un villaggio beduino nel sud del territorio, causando due feriti.