In Medio Oriente un attacco condotto tramite un drone dalle forze armate israeliane nel quartiere di Sheikh Radwan, a nord-ovest di Gaza City, ha provocato la morte di una persona e il ferimento di diverse altre, secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa palestinese Wafa. Parallelamente, la tensione politica e sociale si è spostata in Cisgiordania, dove la vettura di Peler Hassan-Nahum – candidata numero 5 nella lista del partito Yisrael Beytenu guidato dall’ex generale Ofer Winter – è stata bersagliata da un lancio di pietre e oggetti da parte di manifestanti palestinesi durante un tour elettorale nella regione di Benyiamin, nei pressi del villaggio di Turmus Ayya. L’aggressione, che ha mandato in frantumi un finestrino ferendo lievemente alcuni partecipanti tra cui influencer e leader d’opinione internazionali, ha scatenato la dura reazione di Ofer Winter, il quale ha apertamente accusato il governo di non riuscire a garantire la sicurezza e a contrastare efficacemente il terrorismo: «Per quanto tempo ancora i cittadini israeliani dovranno vivere nella paura?», ha dichiarato il leader politico.
Il clima di incertezza politica si riflette anche sui dati relativi alle imminenti elezioni del 27 ottobre in Israele. Un sondaggio realizzato dall’emittente pubblica Kan rivela che circa il 30% della popolazione risulta ancora fortemente indeciso su chi convogliare il proprio voto. Le principali preoccupazioni degli elettori si concentrano sull’economia e sul costo della vita per il 34% del campione, e sulla sicurezza nazionale per il 32%. L’analisi evidenzia una spaccatura netta nelle priorità tra gli schieramenti: la sicurezza rappresenta la stella polare per il 45% degli elettori della coalizione governativa, mentre l’economia traina le istanze del 41% degli elettori dell’opposizione. Inoltre, il 33% del campione si è detto favorevole alla nascita di un governo di unità nazionale qualora nessuno dei due blocchi principali dovesse riuscire a conquistare la maggioranza assoluta alla Knesset.
Sul fronte dell’emergenza umanitaria, la situazione nella Striscia di Gaza continua a precipitare drammaticamente. Il Programma alimentare mondiale (Wfp) ha annunciato la necessità inderogabile di tagliare drasticamente le proprie operazioni a causa della gravissima carenza di fondi, riducendo di 500 mila unità il numero di persone assistite ogni mese. L’agenzia delle Nazioni Unite ha lanciato un appello accorato affinché la comunità internazionale non distolga lo sguardo dal territorio devastato dal conflitto: «Queste sono le scelte che dobbiamo compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile», recita la nota ufficiale che conferma come mezzo milione di persone perderà l’accesso agli aiuti alimentari essenziali.
