«Vedere mio figlio uscire e poterlo finalmente riabbracciare è un sollievo che non riesco a descrivere a parole». Rompe il silenzio Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, il 41enne condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, uscito dal carcere di Bollate sabato scorso grazie all’affidamento in prova ai servizi sociali. La donna confessa il peso di anni vissuti con il fiato sospeso e chiede solo di poter proteggere la pace ritrovata di una famiglia segnata da una prova durissima.
La scarcerazione di Stasi, disposta dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, impone all’ex bocconiano prescrizioni precise: continuare a lavorare e utilizzare parte della retribuzione per risarcire la famiglia Poggi. L’ordinanza sottolinea inoltre l’«equilibrio e la resilienza» dimostrati dall’uomo di fronte alla fortissima pressione mediatica e alla riapertura delle indagini a Pavia sul delitto di Garlasco, che vede indagato Andrea Sempio.
Ma il vero colpo di scena è emerso durante l’udienza davanti ai giudici milanesi. Rispondendo alle domande, Stasi ha rivelato che la sua difesa (guidata dai legali Bocellari e De Rensis) sta lavorando per depositare l’istanza di revisione del processo, con l’obiettivo di cancellare la condanna del 2015. Nessun cenno esplicito alla sua innocenza o alla nuova inchiesta pavese, ma la chiara volontà di riaprire il caso a Brescia. Un’ipotesi, quella della revisione, che sta valutando anche la Procura generale di Milano. Lo studio degli atti sarà lungo: non una questione di giorni, ma di settimane.
