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Fitch alza le stime sul Pil globale 2026, l’Italia registra il rialzo più alto d’Europa: da +0,6% a +1%

Sorprende la tenuta dell’economia allo shock energetico: revisioni positive per Stati Uniti ed Eurozona, contrazione per la Francia

Fitch alza le stime sul Pil globale 2026, l’Italia registra il rialzo più alto d’Europa: da +0,6% a +1%
(Foto Ansa)

L’agenzia di rating Fitch ha rivisto al rialzo le stime di crescita per l’economia globale nel 2026, portando le previsioni dal 2,4% al 2,6% e confermando le stime al 2,5% e al 2,6% rispettivamente per gli anni successivi. Nel Global Economic Outlook di settembre, gli analisti hanno sottolineato una inattesa resilienza dei mercati nei confronti delle tensioni sui prezzi energetici scaturite dal contesto geopolitico: «La revisione riflette previsioni di crescita più elevate per gli Usa, l’eurozona, diverse altre grandi economie sviluppate e per i mercati emergenti esclusa la Cina. L’economia globale si sta dimostrando più resiliente del previsto di fronte allo shock dei prezzi dell’energia innescato dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. La spesa dei consumatori statunitensi e il perdurante boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno sostenendo la crescita; al contempo, l’attività economica ha tenuto meglio del previsto anche nell’area dell’euro e in diversi mercati emergenti».

Nell’area euro le stime salgono dall’0,9% all’1% per l’anno in corso e dall’1,1% all’1,2% per l’esercizio successivo, con l’Italia protagonista del balzo più marcato tra le principali nazioni del blocco: il Prodotto interno lordo italiano per il 2026 è stimato ora all’1%, registrando un incremento di 0,4 punti percentuali rispetto alle rilevazioni precedenti. Le proiezioni per gli Stati Uniti crescono di 0,2 punti attestandosi al 2,1%, mentre la Germania sale all’1,1% e la Spagna raggiunge il 2,5%. In controtendenza la Francia, la cui stima viene tagliata di 0,3 punti attestandosi allo 0,5%: «La Germania ha mostrato una forza sorprendente nel secondo trimestre del 2026: sebbene tale dinamica sia stata apparentemente trainata dalle esportazioni, l’accelerazione della crescita all’1% su base annua nel secondo trimestre – dopo tre anni di stagnazione – ha beneficiato dell’allentamento della politica fiscale. Nel frattempo, la dinamica degli investimenti è rimasta solida in Italia e in Spagna – riflettendo in parte i progetti finanziati dall’Ue – ma è peggiorata in Francia a causa dell’incertezza politica».

L’analisi dell’istituto analizza infine gli elementi di incertezza che potrebbero condizionare lo scenario economico nei prossimi mesi, legati all’andamento dei mercati finanziari, all’inflazione e alle dinamiche commerciali: tra i fattori negativi vengono evidenziati «i rischi di correzione dei mercati azionari e di un ridimensionamento degli investimenti» nell’ambito del comparto dell’intelligenza artificiale, uniti al rischio che la persistenza dell’inflazione spinga la Federal Reserve ad accelerare i rialzi dei tassi d’interesse. Sul versante del continente europeo, le principali insidie per la ripresa rimangono connesse alle pressioni geopolitiche sul costo del greggio e alla spinta competitiva esercitata dalle esportazioni provenienti dalla Cina.