Una «figura esemplare della cultura istituzionale italiana e un modello di servizio pubblico, capace di incarnare i valori costituzionali, il dialogo e la responsabilità democratica». Tutto questo è Sergio Mattarella per l’Università degli Studi di Firenze che per il 150esimo anniversario della scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri, ha consegnato la laurea honoris causa in Politica, Istituzioni e Mercato al presidente della Repubblica.
Sergio Mattarella è l’esempio «di come le cariche pubbliche debbano essere interpretate nel rispetto dei valori costituzionali, del dialogo e della competenza. Attraverso questo riconoscimento, nel 150esimo dalla sua fondazione, la Scuola ‘Cesare Alfieri’ intende offrire alle sue studentesse e ai suoi studenti un modello concreto e ispiratore di servizio pubblico, di rigore democratico e di responsabilità istituzionale». Questa la motivazione che ha accompagnato il conferimento del titolo al Capo dello Stato. «Il presidente Mattarella, per la coerenza del suo impegno, la profondità della sua visione e la continuità del suo servizio, incarna in maniera esemplare l’ideale di una politica al servizio delle persone, delle istituzioni e del progresso civile».
L’intervento del Presidente
Durante la sua lectio magistralis, Mattarella rimarcato il ruolo fondamentale della collaborazione tra cultura e politica nella nascita della Repubblica italiana. «I padri costituenti si rivelarono capaci di indicare a un popolo devastato dalla guerra, sofferente e disorientato, una prospettiva di futuro, una società aperta da realizzare insieme, nella condivisione dei diritti fondamentali, nella libertà, nel pluralismo delle istituzioni, promuovendo un benessere fondato sul lavoro e un’economia libera e orientata all’utilità sociale, la cooperazione e la pace come obiettivo delle relazioni internazionali».
Il presidente ha ricordato come l’Assemblea Costituente fu arricchita dal contributo di studiosi e intellettuali, accanto ai rappresentanti politici, permettendo la costruzione di una Costituzione fondata sul dialogo, sulla mediazione e sul rispetto dei valori democratici. «Vorrei cogliere l’occasione di sottolineare come la nostra Assemblea Costituente – spiega – si giovò in grande misura del contributo degli uomini di cultura, degli studiosi di diverso orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più schiettamente politica. La cultura e la scienza sono per loro autentica natura aperte all’interlocuzione, non pretendono di possedere verità assolute, sono inclini a trovare punti di incontro, a raggiungere mediazioni, senza rinunciare ad affermare principi e valori. Questo rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici, nel porre le basi per la rinascita dell’Italia nel segno della democrazia».
Il Capo dello Stato ha ricordato anche Silvano Tosi, «prima allievo e poi docente autorevole della ‘Cesare Alfieri’. «Nel 1957 – spiega- concludeva la prefazione alla sua traduzione della ‘Democrazia in America’ di Tocqueville con queste parole, tuttora attuali e motivo di riflessione: ‘Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo, che Tocqueville definì magistralmente, cogliendone l’intimo spirito, nel concludere che si tendeva a far perpetuare l’infanzia dell’uomo’. Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione».
Tra gli studiosi, Mattarella ha citato «Ezio Tarantelli, ucciso dalle Brigate Rosse per il suo impegno per l’accordo tra governo e sindacati per modificare la scala mobile»
«Il contributo di queste personalità alla vita italiana – ha proseguito – non è stato soltanto di carattere tecnico, vi è stato sovente un servizio alle Istituzioni improntato all’approfondimento e, al contempo, al dialogo, al confronto, alla ricerca di soluzioni condivise, superando steccati e pregiudizi. Questo purtroppo – ha aggiunto – non ha impedito che l’esistenza di alcuni di essi fosse stroncata da una violenza cieca e insensata che ha colpito studiosi di molte discipline e di diverse accademie».
E poi un allarme sugli attuali equilibri globali. Mattarella ha osservato come attori tecnologici e finanziari esercitano una crescente influenza sulla vita delle società e sulle dinamiche internazionali. «I social hanno modificato il modo di comunicare, cambiando relazioni sociali e modo di operare anche nella vita politica. L’intelligenza artificiale sta modificando forme e modalità di lavoro e innumerevoli e ancora indefiniti aspetti della vita nel mondo».
«Un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura e istituzioni come la Cesare Alfieri. La tecnologia e la scienza sembrano avere oggi bisogno soprattutto di un nuovo e vigoroso apporto di carattere umanistico. Di una nuova ricomposizione dell’unicità del sapere, sempre più avvertita e concretamente sviluppata da discipline che un tempo apparivano estranee le une alle altre. Vi è l’esigenza di rimettere al centro la persona, i valori umani e universali, il senso di comunità che accresce il valore delle relazioni tra le persone, del rispetto e del reciproco riconoscimento di dignità e diritti».
Il presidente ha citato diversi studiosi dell’Università di Firenze, «comun denominatore di questi studiosi sono stati il rigore e la tolleranza: il rigore della volontà di capire prima di giudicare. La tolleranza che produce necessità di comprendere tutte le ragioni, la certezza che non esistono risposte semplici a problemi complessi».
«Un esempio di questa affermazione – ha aggiunto – è una figura di assoluto valore, che seppe coniugare ai più alti livelli il ruolo di docente con l’impegno nelle istituzioni: Antonio Cassese, che a lungo ha insegnato Diritto internazionale a via Laura prima di andare a presiedere il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, dalla cui esperienza è nata quella storica espressione di civiltà costituita dalla Corte penale Internazionale»
Il presidente ha concluso ricordando che i problemi complessi non ammettono soluzioni semplici e richiedono rigore, tolleranza e confronto. Lunghissimo applauso ininterrotto, con tutte le persone in piedi, per la lectio doctoralis che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con tanto di stocco e mantella, ha tenuto al termine della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Politica, Istituzioni e Mercato da parte dell’Università di Firenze, per le celebrazioni del 150esimo anniversario della Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri”.
Prima di lasciare la grande sala del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Mattarella ha salutato e stretto la mano alla rettrice Alessandra Petrucci e ai docenti sul palco. Tutto intorno il pubblico presente, composto soprattutto da docenti, studiosi e studenti, in piedi ha applaudito il Capo dello Stato fino alla sua uscita dalla sala.










