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Fermo preventivo, scudo legale per le forze dell’ordine e cauzione: i nodi del pacchetto Sicurezza

Il governo è pronto a una stretta normativa dopo i recenti scontri di Torino, con un pacchetto sicurezza che approderà in Consiglio dei ministri mercoledì.

La novità più rilevante riguarda lo “scudo” legale per le forze dell’ordine: il governo sta studiando una misura per evitare l’iscrizione automatica degli agenti nel registro degli indagati.

L’ipotesi prevede che il pubblico ministero debba svolgere accertamenti preliminari entro sette giorni prima di procedere formalmente, qualora sia ravvisabile una causa di giustificazione nell’operato del personale in servizio.

Il vertice a Palazzo Chigi, presieduto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presenza dei vice premier e dei vertici delle forze dell’ordine, ha definito le priorità di un intervento che si dividerà tra un decreto legge e un disegno di legge.

La premier ha rivolto un appello esplicito alle opposizioni per una «collaborazione istituzionale», proponendo una risoluzione unitaria da votare in Parlamento dopo l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Tuttavia, le risposte del centrosinistra sono state gelide, in particolare da parte del Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein mantiene una posizione di attesa cauta.

I nodi del pacchetto: fermo e cauzioni

Il testo in preparazione affronta diversi nodi giuridici complessi. Matteo Salvini spinge per il “fermo di prevenzione”, proponendo di estenderlo fino a 24-48 ore, nonostante i forti dubbi di costituzionalità emersi durante le riunioni tecniche.

Parallelamente, si discute dell’introduzione di una cauzione economica per gli organizzatori delle manifestazioni, una proposta sostenuta dalla Lega ma vista con scetticismo da Forza Italia. Maurizio Gasparri ha evidenziato come tale norma presenti criticità legate al principio della responsabilità oggettiva, definendola «complicata da attuare».

Criticità tecniche e ordine pubblico

Oltre alle sanzioni, il governo riflette sul potenziamento del Dacur (il cosiddetto Daspo urbano). Le forze dell’ordine avrebbero però segnalato potenziali rischi per l’ordine pubblico derivanti da una sua applicazione troppo estensiva.

La preoccupazione diffusa nella maggioranza è quella di evitare rilievi da parte del Quirinale, garantendo che le nuove norme siano «efficaci e armonizzate con i principi di diritto», bilanciando la necessità di sicurezza con la libertà di espressione.

In attesa del Consiglio dei ministri, il dibattito si sposta nelle aule parlamentari, dove si cerca un accordo sul formato dell’intervento di Matteo Piantedosi: trasformare l’informativa in “comunicazioni” permetterebbe il voto su risoluzioni specifiche, testando la reale tenuta del dialogo tra governo e opposizione.

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