Il decreto per l’ex Ilva finalmente operativo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Mentre il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha portato a Bruxelles la questione.
Con l’incontro con la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Teresa Ribera, Urso ha concluso la sua due giorni nella capitale belga, nel corso della quale ha incontrato cinque commissari europei e la delegazione degli europarlamentari italiani, riaffermando le posizioni dell’Italia rispetto ai principali dossier di riforma all’attenzione di Parlamento e Consiglio Ue in materia di industria e competitività.
«L’Italia chiede all’Europa scelte pragmatiche, capaci di sostenere la competitività e accompagnare la transizione senza indebolire il sistema produttivo», ha dichiarato Urso. Nel confronto con la vicepresidente Ribera, che ha delega ai dossier legati alla transizione pulita, giusta e competitiva, Urso ha evidenziato il ruolo di leadership dell’Italia nella siderurgia a basse emissioni, sottolineando la necessità che le politiche europee riconoscano e valorizzino questo vantaggio competitivo. In questo contesto, ha richiamato il valore strategico del dossier ex Ilva e l’esigenza di garantirne la continuità operativa nel rispetto del quadro normativo Ue.
Il precedente
Nella giornata di martedì, Urso aveva incontrato il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto per un confronto su politica di coesione, competitività e Pnrr. Intanto, come detto, entra nella fase operativa il nuovo decreto.
Tra le misure chiave vi sono una proroga degli aiuti di Stato, grazie a erogazioni fornite attraverso Invitalia. Un Piano di decarbonizzazione, confermando l’impegno a ridurre le emissioni del 55 per cento entro il 2030, in linea con il Green Deal europeo, con un investimento di 1,2 miliardi di euro per la transizione ecologica dello stabilimento. La tutela occupazionale, garantendo i livelli attuali e un nuovo modello di governance, con Invitalia che resterà al timone per il 2026 e l’obiettivo di trovare un partner industriale privato che garantisca la sostenibilità economica e ambientale del sito.
Nei prossimi mesi, il governo lavorerà per individuare eventuali investitori. Tra i nomi circolati, resta quello di ArcelorMittal e di gruppi tedeschi come ThyssenKrupp. «Stiamo valutando tutte le opzioni – ha detto Urso – l’obiettivo è trovare un soggetto che garantisca non solo la produzione, ma anche la riconversione ecologica».