Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha presieduto oggi una riunione di coordinamento in videoconferenza sulla crisi migratoria a Ceuta, dopo l’ingresso irregolare di migliaia di migranti nell’exclave spagnola in Marocco fra il 30 e il 31 luglio scorsi. Alla riunione hanno partecipato sette ministri, fra cui i ministri dell’Economia, Carlos Cuerpo, di Esteri, José Manuel Albares, di Difesa, Margarita Robles, dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, di Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni, Elma Saiz, di Politica territoriale, Ángel Víctor Torres, e di Gioventù e Infanzia, Sira Rego. Lo riferisce la Moncloa in una nota. Il vertice, il secondo dopo quello del 7 agosto, è servito a fare il punto sulle misure già adottate per affrontare la crisi, in collaborazione con le istituzioni di Ceuta e altre organizzazioni, e sulle «iniziative necessarie per rafforzare ulteriormente la sicurezza e il benessere della popolazione locale».
Secondo la Moncloa, il governo intende inoltre potenziare le attività di identificazione e assistenza dei migranti che si trovano ancora nella città autonoma. Un numero stimato dall’esecutivo in circa 5mila persone, almeno fra le 8mila e le 12mila, secondo il governo di Ceuta. Fra queste, almeno 1.900 minori non accompagnati già identificati. La riunione si è svolta mentre resta alta la tensione tra Madrid e il governo di Ceuta. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha accusato l’esecutivo centrale di una risposta insufficiente e ha dato 30 giorni di tempo per risolvere la crisi, minacciando in caso contrario di rivolgersi anche al potere giudiziario.
Scontro sulla gestione sanitaria e l’ultimatum di Vivas
Si inasprisce lo scontro tra Madrid e il governo di Ceuta sulla gestione dell’emergenza migratoria, 18 giorni dopo gli arrivi irregolari di circa 80mila persone nell’exclave, delle quali la maggior parte rientrate in Marocco. In un’intervista all’emittente pubblica Tve, la ministra della Sanità, Mónica García, ha rimproverato al presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas (Partito Popolare), di non aver ancora predisposto «spazi sicuri e salubri» per ospitare i migranti e consentire alle autorità sanitarie di tenere sotto controllo la situazione di salute pubblica, come già avvenuto nel 2021, durante la precedente ondata migratoria che portò nell’exclave circa 10mila persone. «Mi fa male che non ci siano spazi predisposti e che il governo di Ceuta non sia sufficientemente agile nella gestione dell’emergenza umanitaria», ha detto García, che ieri ha visitato la città autonoma e ha respinto le accuse di Vivas di inerzia rivolte all’esecutivo centrale. «Il governo è presente dal primo minuto, non c’è stato abbandono e c’è stato un tentativo di risolvere una situazione molto complessa», ha assicurato. «Ci stiamo giocando la prevenzione della salute pubblica e della trasmissione di malattie», ha aggiunto la ministra, chiedendo che i migranti – attualmente ammassati in condizioni precarie sulla spiaggia di El Trampolín, in ricoveri di fortuna o anche fuori ai centri di accoglienza saturi – siano accolti in condizioni adeguate di igiene, alimentazione e accesso all’acqua, con possibilità di isolamento in caso di necessità.
Il sindaco-presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, alza il tono contro il governo di Pedro Sánchez e gli dà un ultimatum di 30 giorni per «riportare la città autonoma alla normalità», minacciando in caso contrario di rivolgersi «al potere giudiziario». «Nei primi giorni di agosto il governo ha cercato di mascherare la realtà affermando di aver recuperato la normalità» nell’exclave spagnola in Marocco, ha accusato Vivas.
«Poi c’è stata una passività quasi assoluta nell’adozione di misure per arrivare alla normalità», ha aggiunto, in una conferenza stampa, al termine di una riunione straordinaria del Consiglio di governo locale. Il presidente-sindaco del Pp ha anche evocato un possibile calcolo politico di Madrid nei rapporti con il Marocco: «Non disturbare il vicino per mantenere quelle che vengono considerate pseudo-buone relazioni», ha affermato, ipotizzando un piano «concepito dall’altra parte» della frontiera dell’exclave per «colpire successivamente Ceuta fino alla caduta definitiva di Ceuta». «Spero che non sia questa la ragione. Lo dico di cuore», ha aggiunto. Vivas ha quindi annunciato l’intenzione di chiedere un incontro alla presidente del Tribunale Supremo e al presidente della Corte costituzionale: «Il potere giudiziario è la pietra angolare dello Stato di diritto. Ceuta vive in uno stato di eccezione», ha denunciato. «I ceutini non si arrenderanno», ha ripetuto, annunciando l’intenzione di rivolgersi anche alle Cortes generali, alle altre comunità autonome, alla federazione dei comuni e alle istituzioni europee.
Il governo locale stima tra 8mila e 12mila i migranti rimasti nell’exclave dagli ingressi in massa del 30 e 31 luglio scorsi – a fronte dei 5mila stimati dall’esecutivo – in una situazione di estrema precarietà. Le dichiarazioni di Vivas precedono un incontro previsto oggi nel palazzo dell’Assemblea di Ceuta fra il sindaco-presidente e la ministra di Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni e portavoce del Governo, Elma Saiz.
