Il fermento diplomatico agita i club della massima divisione calcistica italiana, chiamati a sciogliere un nodo cruciale entro l’imminente scadenza del 4 novembre. Mancano infatti pochissimi giorni alla chiusura dei termini per depositare le candidature ufficiali alla guida della Figc, e la divisione tra le società appare netta. Da un lato vi è la linea della continuità, orientata a rinnovare la fiducia al commissario uscente Giovanni Malagò sulla scia del plebiscito ottenuto a giugno; dall’altro si fa strada l’opzione alternativa che spinge per la discesa in campo di Adriano Galliani.
Le trincee delle alleanze sono già tracciate. Intorno alla figura di Malagò si stringono le dirigenze di Napoli, Roma, Bologna e Monza. Sul fronte opposto, i fautori della candidatura del senatore di Forza Italia possono contare sulle preferenze espresse da Inter, Atalanta, Como e Sassuolo. Un bilancio provvisorio che evidenzia una criticità numerica fondamentale: nessuno degli due schieramenti possiede attualmente la forza necessaria per superare quota 11, ovvero il numero minimo di firme richieste per accreditare formalmente un candidato alla competizione presidenziale. Il grande serbatoio dei club indecisi mantiene dunque il boccino in mano.
Per sbloccare lo stallo, ben 14 società – escludendo dal tavolo i blocchi storici costituiti da Inter, Milan, Juventus, Roma, Napoli e Lazio – si confrontano oggi in un vertice informale telematico. I sostenitori della linea alternativa muovono contestazioni precise contro la gestione passata dell’ex presidente del Coni, addebitandogli decisioni calate dall’alto senza consultare la base, dalle scelte tecniche relative alla panchina azzurra e alle delegazioni fino alla spinosa questione del segretario generale. Di contro, i lealisti replicano sventolando i traguardi economici e sportivi conseguiti, ricordando la linea ufficiale già espressa dal presidente Simonelli il 14 ottobre a sostegno della continuità amministrativa.
Il quadro si completa con il posizionamento delle altre componenti del sistema federale, che voteranno il 14 dicembre. I sindacati dei calciatori e degli allenatori mantengono per ora un atteggiamento attendista, pronti a convergere sulla decisione finale che emergerà dalla Serie A, forte del suo peso ponderale del 30%. La trattativa resta aperta e ogni scenario rimane possibile, compresa la clamorosa eventualità che la massima serie decida di non esprimere alcun nome ufficiale.
