ANSA – Gli Usa hanno preso di mira la strategica isola iraniana di Kharg, distruggendo esclusivamente i suoi obiettivi militari. Donald Trump ha annunciato che gli Usa hanno sferrato pesanti attacchi aerei contro l’isola, risparmiando le infrastrutture vitali attraverso cui transita il 90% circa di tutto il greggio iraniano. Una mossa mirata a fare pressione su Teheran affinché non interferisca con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Immediata la replica dell’Iran che ha minacciato di «ridurre in cenere» le infrastrutture petrolifere legate agli Usa in Medio Oriente. Appello di Hamas a Teheran: «Cessate il fuoco contro i Paesi vicini». Trump su Truth: «L’Iran è stato completamente sconfitto, vuole un accordo che io non accetterò».
Attacchi iraniani sull’ambasciata statunitense
Un attacco con drone ha colpito l’ambasciata statunitense a Baghdad. Lo ha reso noto un alto responsabile della sicurezza irachena. Un giornalista della France Presse ha visto del fumo nero levarsi sul complesso diplomatico nel cuore della capitale irachena. Un altro responsabile della sicurezza ha confermato l’attacco che si è verificato in seguito a numerose esplosioni avvertite nella notte e che hanno causato anche la morte di due persone.
L’ambasciata statunitense in Iraq non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento sull’accaduto. L’attacco riportato contro la sede diplomatica Usa a Baghdad, il secondo dall’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani sull’Iran a fine febbraio, è avvenuto poco dopo che altri due raid nella capitale irachena avevano colpito il potente gruppo filo-Iran Kataeb Hezbollah: in tali raid sono rimasti uccisi due dei suoi membri, incluso un “elemento chiave”, secondo fonti di sicurezza.
A Teheran allarmi antiaerei
Secondo i media locali attacchi ed esplosioni sono stati riportati in mattinata a Tabriz e Urmia, due città dell’Iran nordoccidentale: lo riferisce Iran International. In aggiunta, riporta il media israeliano Ynet citando media iraniani, anche a Teheran sono tornati a suonare gli allarmi antiaerei. Iran International scrive che a Tabriz, dove l’Idf aveva lanciato un avviso di evacuazione, sono state colpite un’unità industriale e infrastrutture militari: la città ospita un complesso missilistico sotterraneo. A Urmia, inoltre, si sono sentite diverse “esplosioni”.
Intanto la polizia iraniana ha arrestato 54 sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià che dall’esilio si è offerto di guidare la transizione nel Paese. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Fars, citata da Times of Israel, aggiungendo che «stavano presumibilmente pianificando rivolte nel Paese». Altri 11 individui appartenenti a quella che viene definita la «fazione monarchica» sarebbero stati «neutralizzati» durante le operazioni, mentre altre due persone sono state fermate con l’accusa di spionaggio per conto di Israele e degli Stati Uniti e di aver fotografato «siti importanti».
Un altro attacco nell’ovest Iran ha ucciso una famiglia di 6 persone, tra loro anche un neonato. Droni israelo-americano sono stati lanciati stamani nella città di Eyvan-e Gharb, nella provincia occidentale iraniana di Ilam. Lo ha riferito Ali Akbar Beigi, vice governatore per la sicurezza di Ilam, citato dai media iraniani, aggiungendo che il raid ha preso di mira un’abitazione nella zona e che le vittime erano membri della stessa famiglia. Secondo l’agenzia Mizan, organo di informazione ufficiale della magistratura iraniana citato dall’Ap, tra le vittime c’era un neonato di sei mesi.
Attacchi statunitensi contro l’isola iraniana di Kharg
Segnalate circa 15 esplosioni e fumo denso, ma nessuna infrastruttura petrolifera è stata danneggiata: lo riporta l’agenzia di stampa Fars, affiliata al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (i pasdaran). Precedentemente, il presidente statunitense Donald Trump aveva affermato che tutte le strutture militari di Kharg erano state attaccate. La Fars aggiunge che il nemico ha cercato di attaccare i sistemi di difesa dell’esercito, il porto di Joshan, la torre dell’aeroporto e la base degli elicotteri, ma nessun sito petrolifero è stato danneggiato, poiché i sistemi difensivi iraniani hanno protetto l’isola.
Teheran, invece, afferma di aver lanciato 30 missili balistici da una e due tonnellate verso Israele e che «tutti hanno colpito gli obiettivi» prefissati. I missili hanno «distrutto importanti sistemi aerospaziali» israeliani, secondo quanto dichiarato dal comandante della forza aerea dei Guardiani della rivoluzione, Majid Mousavi, citato dall’agenzia Mehr.
«I nostri attacchi missilistici continueranno finché gli aggressori non saranno puniti», ha aggiunto Mousavi. Nel frattempo, i pasdaran hanno reso noto di aver lanciato nella mattinata di oggi «la 48esima ondata» di attacchi dell’operazione di risposta all’offensiva lanciata il 28 febbraio da Usa e Israele, prendendo di mira con missili e droni obiettivi nel nord di Israele e basi statunitensi nella regione mediorientale. La marina iraniana ha inoltre affermato di aver colpito con missili balistici la base aerea statunitense di Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti.
Teheran ribadisce: «Hormuz resta chiuso, via gli americani dal Golfo»
Mohsen Rezaei, membro del Consiglio iraniano per la sicurezza degli interessi del regime, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz «non verrà aperto” e «nessuna nave americana ha il diritto di entrare nel Golfo. La sicurezza sarà garantita solo con il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo». Lo riportano i media di Teheran. «La guerra finirà quando riceveremo tutti i nostri risarcimenti dagli Stati Uniti e quando avremo la piena garanzia per il nostro futuro, cosa che non potrà realizzarsi senza il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo», ha aggiunto.









