«Io non mollo, la speranza non la perdo. Mi aspetto che mio figlio sia ancora trapiantabile». È la voce ferma ma carica di angoscia di Patrizia, la mamma del bambino di appena due anni e tre mesi che lotta tra la vita e la morte all’ospedale Monaldi di Napoli. Il piccolo è al centro di una drammatica vicenda sanitaria: il cuore che gli è stato impiantato nei giorni scorsi non è ripartito, risultando inutilizzabile (un cuore “bruciato”, in gergo tecnico).
Dopo ore di attesa febbrile, la riunione odierna dell’equipe medica ha emesso un verdetto che lascia aperto uno spiraglio: il bambino resta in lista d’attesa. «Per oggi mi hanno confermato che è ancora trapiantabile – spiega la madre all’uscita dal reparto –. Le sue condizioni sono stazionarie. Domani faranno un’altra valutazione clinica. C’è sempre una speranza, domani vedremo».
Mentre la battaglia si combatte in rianimazione, fuori dalla stanza d’ospedale pesa il silenzio. Alla domanda se abbia ricevuto chiamate di solidarietà o supporto dalle istituzioni, Patrizia scuote la testa: «Al momento ancora no. Spero che si faccia sentire qualcuno». Una solitudine che rende ancora più pesante l’attesa per un nuovo organo, l’unico che potrebbe salvare la vita a suo figlio dopo il fallimento del primo intervento.