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Desertificazione commerciale, in 13 anni scomparsi 156mila negozi: «Ormai è emergenza»

Saracinesche abbassate, vetrine spente, locali sfitti. In Italia il numero di punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante cala sempre di più: in tredici anni, tra il 2012 e il 2025, sono 156 mila i negozi scomparsi. Oltre un quarto del totale. A lanciare l’allarme sono i dati di Confcommercio, contenuti nell’analisi «Città e…
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(Foto Guido Calamosca/LaPresse)

Saracinesche abbassate, vetrine spente, locali sfitti. In Italia il numero di punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante cala sempre di più: in tredici anni, tra il 2012 e il 2025, sono 156 mila i negozi scomparsi. Oltre un quarto del totale. A lanciare l’allarme sono i dati di Confcommercio, contenuti nell’analisi «Città e demografia d’impresa» e basati su 122 città italiane – di cui 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni popolosi non capoluogo – e 18 diverse categorie di attività economiche.

Se al Nord si perde il maggior numero di negozi al dettaglio, nel Mezzogiorno si registra una maggiore tenuta dell’assetto commerciale urbano. Agrigento, Ancona e Belluno sono le città dove si registra una diminuzione delle realtà commerciali anche oltre il 30%. Resistono Imperia, Cuneo e Vibo Valentia, che perdono poco più del 15%, collocandosi nei posti più bassi della classifica.

Tra le cause, oltre a cambiamenti nei modelli di consumo, c’è la crescita dell’e-commerce, che tra il 2015 e il 2025 risulta quasi triplicato (+187%). A soffrire di più sono le attività commerciali tradizionali, come le edicole (-51,9%) e i negozi di abbigliamento e calzature (-36,9%).

A questi dati sembra non fare caso il settore del turismo, in particolare quello degli affitti brevi e della ristorazione. Realtà ricettive come quelle dei b&b risultano quasi quadruplicati nei centri storici dal 2012 ad oggi, con un incremento del 290% al Sud a fronte del 147% al centro-nord, a danno delle strutture alberghiere più tradizionali, meno scelte dai turisti. Crescono anche alcune attività legate ai servizi, come ristoranti, rosticcerie, gelaterie, pasticcerie, farmacie e tech.

Nel commercio prosegue il contributo delle imprese a conduzione straniera, +134 mila nel periodo 2012-2025, contro un calo di 290 mila per quelle italiane: proprio queste aziende, infatti, svolgono un’importante funzione di integrazione economica e occupazionale per chi arriva nel nostro Paese.
«La desertificazione commerciale è diventata un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza», ha sottolineato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. E proprio Confcommercio prova a sostenere politiche di sviluppo economico per contrastare il fenomeno della desertificazione commerciale, anche attraverso il progetto Cities, che mira a rendere più smart le città. Sul tema è intervenuto anche Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che ha proposto di creare «un’alleanza contro questo fenomeno».

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