Pil ridimensionato per il 2022: a prevedere una flessione di 2,2 punti della crescita economica è il “rapporto di primavera del centro studi di Confindustria” che fissa il punto di arrivo a fine dicembre a più 1,9 per cento a differenza di ottobre quando tutti gli osservatori attestavano la crescita al 4. È questo uno dei segni più evidenti dell’impatto con il conflitto tra Russia e Ucraina che porta un altro effetto pesante per l’industria italiana: una bolletta energetica con un possibile maggior costo di 68 miliardi su base annua, di cui 27 solo per l’industria manifatturiera rispetto ai 51 stimati solo poco mesi fa.
Numeri che potrebbero anche peggiorare, avverte Confindustria, se il conflitto andasse avanti oltre luglio, o se il covid tornasse. Così non è, al momento, ma, commenta il presidente di Viale dell’Astronomia, Carlo Bonomi, «siamo davanti a numeri che spaventano, perché danno concretezza ad un allarme che cresce e che Confindustria aveva già lanciato».
Bonomi dice anche che «è venuto il momento di abbandonare azzardate illusioni e di adottare misure strutturali e adeguate».
D’altra parte, il conto per le imprese è pesante e lo stesso Pnrr non dà più quelle garanzie di crescita per le quali era stato salutato da entusiasmi: «i dati dimostrano che da solo, concepito in altri tempi, non è in grado di generare effetti di crescita tali da contrastare l’enorme colpo apportato dagli avvenimenti in corso», denuncia ancora Bonomi che torna così a chiedere una sua revisione. «Da quando è stato redatto ad oggi i prezzi si sono rialzati di 15 volte», dice, per poi ironizzare su «52 chilometri di piste ciclabili che oggi sono più importanti dei rigassificatori che potrebbero portare sollievo a imprese e famiglie».
Un fronte quello energetico su cui Confindustria non demorde; il prezzo del gas è troppo alto e l’impatto del caro bolletta e quello della guerra potrebbero portare «nei prossimi 3 mesi il 50 per cento di aziende a rallentare o sospendere le produzioni». Il nostro Paese insiste Bonomi, ha commesso «errori più gravi di altri nel suo mix energetico, una risposta rapida e strutturale è quella di un tetto al prezzo del gas». Non «un calmiere» stabilito dalla politica perché «non siamo dirigisti», ma una misura basata sulla «precisa ricognizione dei prezzi applicati ai contratti vigenti per gli importatori». E invece il governo ha optato per un taglio temporaneo delle accise. Una misura che non piace a Bonomi perché «fa solo pensare che il Ministero dell’economia non intenda rinunciare strutturalmente a nulla di un prelievo così elevato», denunciano gli industriali.










