L’Italia dovrà attendere almeno un altro anno per l’uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo. Il governo ci aveva sperato, fissando l’obiettivo di scendere già nel 2025 alla fatidica soglia del 3%. Ma col 3,1% certificato da Eurostat e Istat i conti pubblici italiani si avviano – la decisione spetta alla Commissione Ue a inizio giugno – a restare ancorati ai vicoli di bilancio imposti da Bruxelles. Allontanando la possibilità di liberare risorse da destinare alle spese per la difesa e alla prossima manovra elettorale.
La reazione
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non nasconde la propria rabbia, punta il dito contro lo «sciagurato» Superbonus e rimarca come da anni i primi dati Istat sottostimino il Pil effettivo per poi rivederlo al rialzo: «una beffa». Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che fino a qualche giorno fa diceva di credere nei miracoli, non si scompone: presenta un Documento di finanza pubblica ispirato al «realismo» e non esclude di ricorrere allo scostamento. La giornata del varo del Dfp in consiglio dei ministri è anticipata dall’atteso pronunciamento di Eurostat sul deficit dello scorso anno. Il verdetto conferma la stima di aprile dell’Istat: 3,1%. Che poi si tratti di un 3,07% arrotondato per eccesso cambia poco la sostanza: troppo lontano dal 3% ritenuto accettabile dall’Ue. L’Istat, che diffonde le stime in contemporanea con Bruxelles, conferma il dato, certificando anche un debito 2025 in rialzo al 137,1%.
Le critiche
Un fallimento del governo, denunciano le opposizioni: Eurostat ne certifica il «flop economico», commenta il Pd; «avevano puntato tutto sul 3% e hanno fallito», attacca il leader del M5s Giuseppe Conte; «ora rinuncino agli enormi aumenti previsti per la spesa militare», chiede Avs. Il ministro dell’Economia non si fa scalfire. Tutto questo dibattito mi interessava moltissimo prima dello scoppio della guerra, ma poi molto meno, dice in conferenza stampa, ricorrendo come d’abitudine ad una metafora calcistica: «come diceva Boskov rigore è quando l’arbitro fischia. Puoi essere d’accordo o no, ma queste sono le regole del gioco». La guerra del resto ha cambiato completamente lo scenario. E il Dfp ne rispecchia le incertezze, con un approccio «realistico e responsabile», rivendica il governo.