Il via libera definitivo al decreto sull’Intelligenza artificiale segna l’ingresso dell’Italia in una nuova fase normativa: il governo ha approvato una disciplina organica che regolamenta l’uso dell’IA nella pubblica amministrazione, nella sicurezza, nella scuola e nel mondo del lavoro, introducendo anche un nuovo reato per punire gli utilizzi distorti della tecnologia che possano mettere a rischio la sicurezza delle persone o dello Stato. Tra le novità più rilevanti c’è la possibilità per le forze di polizia di utilizzare sistemi di intelligenza artificiale sia per prevenire i reati sia durante le indagini. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha però escluso qualsiasi forma di sorveglianza di massa, precisando che sarà vietato l’impiego di grandi banche dati biometriche e che ogni utilizzo dovrà essere sottoposto a controllo umano qualificato e nel rispetto della privacy.
L’IA potrà essere impiegata, ad esempio, per individuare terroristi in presenza di minacce gravi e specifiche, per la ricerca di latitanti e persone scomparse o per contrastare fenomeni come la tratta e lo sfruttamento sessuale. L’utilizzo sarà comunque subordinato a un rigido iter autorizzativo che coinvolgerà Procura e giudice per le indagini preliminari. Previsti inoltre controlli preventivi sull’impatto dei sistemi sui diritti fondamentali e la comunicazione dei criteri di impiego al Garante della privacy. Il decreto interviene anche nella scuola. L’intelligenza artificiale entrerà progressivamente nei programmi didattici, soprattutto nei licei, mentre nelle elementari saranno introdotti concetti di base. Per la formazione degli insegnanti il Ministero dell’Istruzione ha stanziato 100 milioni di euro.
Nel mondo del lavoro, infine, viene vietato il ricorso a decisioni esclusivamente automatizzate per assunzioni, licenziamenti, sanzioni disciplinari o modifiche contrattuali. Una misura che punta a garantire che le scelte che incidono sulla vita professionale delle persone restino sempre sotto la responsabilità di un essere umano.
