L’Agenzia statunitense per la protezione delle dogane e delle frontiere (U.S. Customs and Border Protection – Cbp) ha annunciato che a partire dalle ore 00.01 locali di oggi, martedì 24 febbraio 2026 (le 6.01 in Italia), cessa ufficialmente la riscossione dei dazi imposti sotto l’egida dell’International emergency economic powers Act (Ieepa).
La decisione recepisce la storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che, venerdì scorso, ha dichiarato illegittime le tariffe imposte dal presidente Donald Trump. I giudici hanno stabilito che l’inquilino della Casa Bianca ha violato la legge federale imponendo unilateralmente le tariffe sulla base dei poteri d’emergenza, innescando un terremoto amministrativo che costringerà la dogana a disattivare tutti i relativi codici tariffari associati agli ordini presidenziali.
Tuttavia, lo stop non segna affatto una tregua nella politica protezionista di Washington, ma piuttosto un cambio di strategia legale. In un complesso gioco di incastri normativi, la sospensione della riscossione coincide infatti con l’entrata in vigore di un nuovo dazio globale del 15%, introdotto da Trump per sostituire le misure annullate dai giudici. La nuova tariffa avrà una durata iniziale di 150 giorni e dovrà essere ratificata dal Congresso entro cinque mesi per diventare permanente.
Il caos regna sovrano. Il relatore dell’Eurocamera sull’intesa Usa-Ue per i dazi commerciali, il socialista tedesco Bernd Lange, ha dichiarato: «Le basi legali sono cambiate: abbiamo deciso di rinviare il voto. Serve certezza e soprattutto chiarezza». C’è poi la partita dei possibili rimborsi agli importatori che hanno pagato le tariffe «illegali» negli ultimi mesi. Gli analisti parlano di una cifra colossale che potrebbe toccare i 175 miliardi di dollari, ma la Cbp si è limitata a chiarire che la sospensione attuale non incide su altri dazi già in vigore. Il nuovo quadro tariffario prevede comunque alcune clausole di salvaguardia. Sono state confermate esenzioni per i prodotti provenienti da Canada e Messico, protetti dal trattato Usmca, e per settori sensibili come l’industria farmaceutica.
Per i partner commerciali che hanno già accordi con Washington, come l’Unione Europea, il Giappone e la Corea del Sud, il rappresentante commerciale americano Jamieson Greer ha assicurato che gli Stati Uniti intendono rispettare gli impegni presi, mantenendo un tetto massimo del 15%. Paradossalmente, secondo diversi osservatori internazionali, questo riassetto forzato della politica commerciale statunitense potrebbe risultare più favorevole per nazioni come Cina, India e Vietnam rispetto al precedente regime sanzionatorio basato sui poteri d’emergenza, spostando nuovamente l’asse degli equilibri economici verso l’area asiatica.