Dai video sui social ai palcoscenici dei teatri, fino al set di una delle serie più popolari della Rai. Giuseppe Mandrake Ninno entra nel mondo della fiction con una partecipazione alla nuova stagione di «Imma Tataranni – Sostituto Procuratore».
Nei suoi video interpreta un piccolo universo domestico – la «Famiglia Imbarazzi» – che negli anni ha raccolto milioni di visualizzazioni e centinaia di repliche teatrali. Ora quel linguaggio nato sul web incontra il ritmo più lento e strutturato della televisione. Ninno interpreta un agente immobiliare che cerca di vendere la casa della protagonista, interpretata da Vanessa Scalera. «Mi sono sentito subito a mio agio», racconta. «Quel personaggio aveva qualcosa che mi apparteneva».
Ninno, ha detto che il ruolo nella serie di Imma Tataranni le è stato un po’ «cucito addosso».
«In passato ho fatto anche il venditore e quindi mi sono ritrovato in alcune dinamiche del personaggio. La sensazione è stata di muovermi in un territorio familiare».
Per lei è stata la prima esperienza in una serie televisiva. Com’è stato entrare in questa nuova dimensione?
«Bello, anche più di quanto mi aspettassi. Ho trovato una grande complicità da parte degli attori e un clima meraviglioso sul set. Tutti mi hanno messo subito a mio agio. Prima di iniziare mi ero un po’ fasciato la testa: temevo che, essendo nuovo in quel contesto, potessi trovarmi in difficoltà. Invece è stato tutto molto naturale».
Dai social al teatro, fino alla fiction televisiva: sembra che riesca sempre a sentirsi a suo agio in contesti molto diversi.
«Credo dipenda dal fatto che nella vita mi sono sempre messo in gioco. Quando ti trovi in una situazione nuova devi semplicemente darti da fare. Lo fai con il tuo carattere, restando te stesso. Puoi piacere oppure no, ma le persone percepiscono quando non sei costruito».
Dal teatro alla tv cambiano anche i tempi della comicità. Ha avvertito questo passaggio?
«Sì, la differenza è evidente. A teatro puoi cogliere l’attimo, improvvisare una battuta, reagire immediatamente a quello che succede in sala. In televisione o al cinema è diverso: la stessa scena può essere girata quattro o cinque volte. La battuta che nasce spontanea perde un po’ quell’impatto iniziale. Per lo spettatore resta comunque efficace, ma per chi la fa è un processo completamente diverso».
Com’è stato l’incontro con Vanessa Scalera?
«Molto divertente. Appena mi ha visto da lontano ha detto: “Finalmente un brindisino!”. Abbiamo iniziato subito a scherzare sul nostro accento davanti agli altri. Quel momento ha rotto immediatamente il ghiaccio».
Sul set ha incontrato anche attori come Massimiliano Gallo e Rocco Papaleo. Che impressione le hanno fatto?
«Ho condiviso più scene con Vanessa e con Massimiliano Gallo. Rocco Papaleo invece l’ho conosciuto alla conferenza stampa, è stato carino con me. Anche il regista Francesco Amato è stato fantastico».
Molti spettatori la identificano con il personaggio di Mandrake e con la Famiglia Imbarazzi. Ha mai paura di restare intrappolato in quel ruolo?
«No, non credo sia così. Con il teatro la situazione è già cambiata. Abbiamo fatto quasi duecento date, con circa 120mila spettatori paganti. Se aggiungiamo i video sui social, parliamo di oltre 140 o 150 milioni di visualizzazioni complessive. Il pubblico ormai vede non solo Giuseppe, la Signora Maria o gli altri personaggi, ma anche altro».
Nei suoi spettacoli teatrali scherza spesso con il pubblico. Lo fa sempre con tranquillità o teme che qualcuno possa offendersi?
«Vado tranquillo. Chi viene a teatro sa cosa viene a vedere: conosce lo spettacolo e conosce la persona che è sul palco. Non è come trovarsi in una piazza davanti a un pubblico casuale. E poi cerco di non esagerare mai».
La sua comicità è molto radicata nel Sud, ma funziona in tutta Italia. Che cosa trova il pubblico nei suoi personaggi?
«Riconosce se stesso. La mamma nel gruppo WhatsApp, il figlio che fa casino, il papà un po’ svogliato. Riconosce situazioni familiari che appartengono a tutti. Ed è proprio per questo che si ride, perché ci si guarda allo specchio».
Prima di iniziare questo percorso ha fatto diversi lavori. Quanto conta quel passato nel modo in cui osserva e racconta le persone?
«Conta tantissimo. Io ho sempre lavorato, da quando avevo diciotto anni fino a oggi. Questo ti fa capire cosa significa per una famiglia comprare un biglietto per venire a teatro, fare chilometri per vederti, magari spendere soldi per il merchandising. Quando lo sai, cerchi sempre di dare qualcosa in cambio al pubblico. Perché capisci che dietro c’è un sacrificio».
Ha dichiarato di dedicare anche sedici ore al giorno ai contenuti che crea. Come si reggono questi ritmi?
«A volte sono anche ventiquattro, se ci metti pure i sogni la notte. Ma li reggi perché ti piace quello che fai. Mercoledì abbiamo girato un video per la Festa della donna: siamo tornati a casa all’una di notte e mancava ancora una scena. L’abbiamo rifatta. Dietro il contenuto di un minuto che arriva al pubblico c’è un lavoro lunghissimo».