L’ex premier Massimo D’Alema torna in Puglia e dalla Fiera del Levante rovescia sul centrodestra l’accusa che da mesi accompagna il campo largo: essere diviso, soprattutto in politica estera.
La miccia la accende Francesco Giorgino. L’intervistatore gli mette davanti uno dei punti più delicati dell’alleanza tra le opposizioni, le differenti posizioni sulle grandi crisi internazionali. Ma l’ex premier non si sottrae e, anzi, capovolge la domanda: le divisioni, sostiene, attraversano anche la maggioranza. Con una provocazione politica: Salvini «ama Putin», mentre gli alleati di governo hanno posizioni diverse. Poi l’affondo si sposta sul racconto mediatico.
Secondo D’Alema, quando a dividersi è il centrosinistra le distanze diventano immediatamente un caso politico, mentre le contraddizioni della maggioranza riceverebbero un trattamento più benevolo. In sostanza, è la sua tesi, la lente d’ingrandimento sarebbe puntata soprattutto sull’opposizione e molto meno su chi governa. È da questo botta e risposta che prende forma il ritorno politico di Massimo D’Alema nella “sua” Puglia.
Il presidente della Fondazione Italianieuropei, interviene alle “Giornate del Mezzogiorno”, organizzate dalla Camera di commercio, e indica al centrosinistra una strada precisa: meno competizione interna e più unità. Nel mirino finiscono soprattutto le primarie per la futura leadership della coalizione. «Non sono un convocatore di primarie», taglia corto. Per D’Alema una sfida interna finirebbe inevitabilmente per mettere l’accento «sulle divisioni, sulle distinzioni e non sulle cose che uniscono».
La priorità, sostiene, è invece costruire una piattaforma comune: «Bisogna fare un salto di qualità nell’unità, non nelle divisioni». L’ex premier rilegge così anche il voto politico del 2022, attribuendo alla frammentazione delle opposizioni una delle ragioni della loro sconfitta. Il lavoro da fare, dice, è trovare una sintesi programmatica capace di trasformare l’alleanza elettorale in una proposta di governo.
Poi Gaza. D’Alema richiama l’accordo di associazione tra UE e Israele e il vincolo sul rispetto dei diritti umani, sostenendo che dovrebbe essere sospeso. E accusa l’Europa di un “doppio standard” che rischia di comprometterne la credibilità internazionale. Altro che ritorno amarcord. Dalla Puglia D’Alema rientra nel dibattito nazionale indicando il vero banco di prova del campo largo: non cancellare le differenze, ma impedire che diventino divisioni.
