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Crosetto all’industria: «Ora si deve lavorare per rafforzare la difesa». Con gli imprenditori anche il capo di Stato maggiore

Un vertice d'emergenza per sollecitare l'industria italiana a rafforzare la difesa, soprattutto aerea. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riunito in videoconferenza ben 130 persone per fare il punto della situazione: con il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano e con il Direttore nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani, erano collegati i rappresentanti…
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Un vertice d’emergenza per sollecitare l’industria italiana a rafforzare la difesa, soprattutto aerea. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riunito in videoconferenza ben 130 persone per fare il punto della situazione: con il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano e con il Direttore nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani, erano collegati i rappresentanti di diverse di industrie della difesa.

L’invito e il nodo sicurezza

Il ministro ha invitato «a segnalare tutte le proprie disponibilità operative, i programmi in fase di finalizzazione e ogni iniziativa che possa contribuire, in tempi brevissimi, a rafforzare ulteriormente la difesa, specie quella aerea» dell’Italia e anche quella dei «Paesi alleati e dei Paesi amici». Per il ministro, «è di fondamentale importanza che il sistema Paese operi in stretta sinergia e con rapidità di fronte a una situazione internazionale che potrebbe degenerare, creando rilevanti complicazioni e difficoltà per l’Italia sia sul piano geopolitico sia su quello economico».

Per questo ha sottolineato che «in un momento così delicato e drammatico, è fondamentale ridurre al minimo gli impedimenti e le procedure burocratiche». Un discorso che serve a evidenziare i rischi che corre il nostro paese, in uno scenario di cui nessuno è in grado di prevedere le reali conseguenze, e che segue l’allarme rilanciato dal suo collega di governo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sulle ricadute che la guerra può avere sulle manifestazioni di piazza.

Già lo stesso giorno dell’inizio dell’attacco di Israele e Usa all’Iran, il Viminale aveva disposto l’innalzamento al massimo delle misure di sicurezza non solo ai circa 28mila obiettivi sensibili ma anche in occasione di mobilitazioni ed eventi di rilievo. Ma per il titolare del Viminale è necessario «prestare attenzione alle evoluzioni della discussione pubblica legata alle vicende» internazionali perché con il passare dei giorni «questi conflitti e le ragioni che ci sono dietro si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza». Parole in linea con l’ultima relazione annuale dell’intelligence che evidenzia come resti «centrale il tema dell’opposizione alla guerra e agli investimenti bellici» nella «evoluzione dello scenario contestativo ed eversivo interno».

I rischi

L’attenzione è alta, in particolare, sulle reazioni dell’eterogenea galassia antagonista all’attacco in Iran per cogliere eventuali tentativi di saldature tra ambienti diversi con l’obiettivo di ricompattare il «fronte del dissenso». Sotto la lente, in particolare, la manifestazione ‘Together’ lanciata per il 28 marzo a Roma dalla rete No Kings Italia – Contro i re e le loro guerre. Una mobilitazione che si svolgerà in contemporanea nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti a cui parteciperanno tante realtà: dagli studenti palestinesi ai movimenti, alla Global Sumud Flotilla.

Ad aderire alla piattaforma anche gli attivisti di Askatasuna, lo storico centro sociale sgomberato a Torino, che hanno dato appuntamento per quel giorno nella Capitale. Ma gli organizzatori prendono le distanze dalle parole di Piantedosi etichettandole come «strategia della tensione». Per il coordinamento No Kings Italia «mostrano quanta paura il dissenso mette al governo. Vogliono spaventare chi si prepara a scendere in piazza» attaccano.

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