Il contraccolpo della guerra d’Iran sui prezzi energetici rimbalza sui mercati mandando le Borse in rosso e mettendo i bond sotto pressione, con i Bot annuali italiani in asta che ieri hanno visto un aumento di 20 punti base dei rendimenti nel giro di un mese.
L’impatto sull’inflazione rimette in gioco un rialzo ravvicinato dei tassi Fed. E per l’Europa ora i trader scontano quattro rialzi dei tassi entro fine 2027, il primo dei quali oggi: fino a poche settimane fa l’idea era che la stretta si sarebbe fermata al 2,25% circa, in area neutrale.
È il grande ritorno dell’inflazione l’effetto più immediato della politica di nazionalismo economico a guida Donald Trump: dazi, nuovi fronti di guerra, conflittualità economica, cui si aggiungono temperature estive record e persino l’attesa per El Nino che surriscaldano i prezzi alimentari. Nell’area euro e in Italia l’inflazione viaggia al 3,3%, il livello più alto dai tempi dello shock energetico russo-ucraino di settembre 2023. La Bce, oggi potrebbe aggiornare in peggio le sue stime sui prossimi mesi. Il gasolio a massimi record negli Usa tiene i prezzi ben sopra il 3%.
La crescita nonostante
Il resto lo fa la tenuta della crescita nonostante le sfide geopolitiche, specie in Europa. Dove il Pil nel secondo trimestre, allo 0,6%, segna i massimi di quattro anni: vuol dire che i tassi possono salire senza danneggiare troppo l’economia. Agli operatori di Borsa basta aggiornare i loro modelli con la corsa dei prezzi del petrolio – tornato sopra i 100 dollari per l’escalation di Hormuz – e del gas che, a un passo dagli 80 euro, è ai massimi di tre anni. Il risultato che ottengono è un alert sulle prossime mosse delle banche centrali.
La Bce si muove oggi, i mercati ora prezzano tassi che dal 2,25% attuale salirebbero al 3,25% entro fine 2027. Stessa sequenza di rialzi per la Bank of England, col tasso finale al 4,75%. E la Fed di Kevin Warsh, scelto da Trump con l’idea di tagliare i tassi in vista del voto di midterm, potrebbe riservare un’amara sorpresa: gli operatori danno ora al 60% un rialzo dei tassi al meeting del 16 settembre.
Inevitabile l’impatto sulle Borse, visto che tassi più alti servono a raffreddare l’economia, impattando su utili e dividendi. Se il Dow Jones segna -0,80% a metà seduta, L’Europa chiude in rosso, con Francoforte a -1,66%, Parigi a -1,94% e Milano che tiene meglio, a -0,58%. La prospettiva di politica monetaria più restrittiva, poi, fa scendere i prezzi dei titoli di Stato, adeguando i rendimenti alle aspettative future di un costo del denaro più alto. Lo si vede, da ultimo, sull’asta di Bot annuali tenuta ieri dal Mef, con 7,5 miliardi venduti al 2,967%, un tasso che non si vedeva dall’estate 2024.
