La giustizia svizzera riapre le porte del carcere a Jacques Moretti, il proprietario del Constellation di Crans-Montana indagato per la strage di Capodanno che è costata la vita a 40 persone. Dopo il versamento di una cauzione di 200mila franchi, garantita da un misterioso «amico» dell’imprenditore, il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha concesso la libertà provvisoria, scatenando un terremoto politico e diplomatico tra Roma e Berna.
La reazione del Governo italiano è stata immediata e durissima: la premier Giorgia Meloni ha definito la scarcerazione «un oltraggio alla memoria delle vittime e un insulto alle famiglie», annunciando che l’Italia chiederà ufficialmente conto della decisione alle autorità elvetiche. Moretti, accusato insieme alla moglie Jessica Maric di omicidio, lesioni e incendio colposi, dovrà rispettare misure cautelari stringenti: divieto di espatrio, ritiro dei documenti e obbligo di firma. Tuttavia, i giudici non hanno ritenuto necessario l’uso del braccialetto elettronico, rigettando la richiesta della Procura generale del Vallese.
«Siamo sconcertati, è una vergogna per i nostri figli», hanno dichiarato i genitori di Riccardo Minghetti, una delle giovani vittime italiane, dando voce a un sentimento di profonda amarezza condiviso dai legali di parte civile, che vedono in questa libertà un segnale di debolezza del sistema giudiziario locale. Nel frattempo, l’indagine guidata dalla procuratrice generale Beatrice Pilloud prosegue tra polemiche e complessità crescenti.
Con oltre 130 parti offese e una cinquantina di avvocati coinvolti, il fascicolo sta assumendo una rilevanza internazionale, con rogatorie avviate verso Francia e Italia. Nonostante le critiche dei familiari delle vittime, che avevano invocato un «commissariamento» dell’inchiesta tramite un procuratore straordinario esterno al Canton Vallese, la magistratura svizzera ha respinto ogni ipotesi di affiancamento, rivendicando la piena legittimità e autonomia dell’azione penale.
Gli avvocati dei coniugi Moretti, dal canto loro, hanno assicurato che i loro assistiti continueranno a collaborare pienamente, pur ribadendo che il loro pensiero resta rivolto alla tragedia. In questo clima di tensione e rabbia, arrivano però i primi segnali di speranza dai reparti di terapia intensiva. All’ospedale di Zurigo, Elsa Rubino, la studentessa di Biella gravemente ferita nel rogo, si è finalmente svegliata, riuscendo a riconoscere i propri genitori.
Parallelamente, a Milano, due ragazzi dimessi dal Niguarda hanno potuto far ritorno a casa, segnando l’inizio di una lunga fase di riabilitazione. L’assessore lombardo al Welfare, Guido Bertolaso, ha sottolineato che, sebbene per questi giovani la strada sia ancora in salita, l’obiettivo è dichiarare presto fuori pericolo anche gli altri otto feriti ancora ricoverati, per i quali la battaglia per la vita continua ogni giorno.









