Le sirene d’allarme, le esplosioni, le scie dei missili e il rumore dei droni continuano a scandire il tempo di una guerra, quella lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, che entra nella sua seconda settimana senza alcuna speranza di tregua. Perché se da una parte il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha spiazzato i leader mondiali offrendo «scuse ai Paesi vicini che sono stati attaccati» e segnalando l’impegno a non prenderli di mira a meno di raid contro la Repubblica islamica, dall’altra ha assicurato che Teheran «non si arrenderà mai agli Usa e a Israele», mettendo in chiaro che le basi americane nella regione restano «un obiettivo legittimo».
Gli attacchi
Parole a somma zero che non cambiano la realtà sul terreno: i raid sul Golfo sono proseguiti per tutta la giornata, provocando anche un morto a Dubai. Attacchi osannati dall’ala più dura dell’establishment iraniano che intanto accelera sull’elezione della nuova Guida Suprema. «Abbiamo la fiduciosa speranza che, con l’aiuto di Dio, ciò possa avvenire nelle prossime 24 ore», ha annunciato sabato pomeriggio l’ayatollah Hossein Mozaffari, membro di quel Consiglio degli 88 Esperti chiamato a scegliere l’erede di Ali Khamenei tra le pressioni del clero fondamentalista, dei pasdaran e dell’ala più moderata dell’establishment.
Le scuse
A prima vista, le scuse offerte da Pezeshkian sono sembrate segnalare un cambiamento di tattica, a fronte della pressione diplomatica a cui Teheran è sottoposta per cambiare rotta per il rischio di unire l’intero mondo arabo contro l’Iran. Alcuni analisti militari hanno interpretato il discorso televisivo registrato del presidente come un tentativo di de-escalation in vista dell’esaurimento di scorte di munizioni della Repubblica islamica, trascinata in uno scontro militare più lungo e di più ampio raggio rispetto a quanto previsto. Con il passare delle ore, la portata delle dichiarazioni del presidente è stata tuttavia smorzata prima dal capo della magistratura iraniana – ed esponente della linea dura del consiglio triumvirato ad interim – Gholamhossein Mohseni Ejei, secondo il quale ci sono «prove» che alcuni Paesi della regione si siano messi «a disposizione del nemico» e di conseguenza, «i pesanti attacchi contro questi obiettivi continueranno».
Il chiarimento
In seguito, anche il potente presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha messo in chiaro che gli Stati che ospitano basi americane nella regione «non godranno della pace». Posizioni che mostrano plasticamente il cortocircuito in corso all’interno della leadership iraniana nella partita per il futuro della guerra e della stessa Repubblica islamica. Di fronte a questo quadro, nessuno è rimasto sorpreso del fatto che gli attacchi iraniani siano proseguiti su tutta la regione. Gli Emirati hanno intercettato decine di missili e droni: a Dubai, una persona di origine asiatica è morta dopo che la sua auto è stata colpita dai detriti di un missile intercettato, mentre in mattinata lo scalo dell’emirato aveva sospeso per alcune ore le operazioni.