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Confindustria lancia un appello al Paese: «Serve responsabilità». Priorità è il nodo energetico

Il presidente Orsini non vuole che si scatenino battaglie elettorali. L’obiettivo è quello di un confronto chiaro sui temi fondamentali

Confindustria lancia un appello al Paese: «Serve responsabilità». Priorità è il nodo energetico

L’applauso più forte e più sentito della platea di industriali, all’assemblea di Confindustria, è quando il presidente Emanuele Orsini avverte: il confronto sulle decisioni fondamentali non deve trasformarsi «in un campo di battaglia elettorale».

Il piano di Orsini

Il leader degli industriali chiede un «grande atto di responsabilità» alla politica, ai sindacati, alle stesse associazioni di imprese, chiama «l’intera società» ad affrontare le sfide con «un senso di responsabilità comune, forte condiviso». Ricorrono parole come «responsabilità», «fiducia», «coraggio»: per Orsini sono «le fondamenta per tornare a una crescita del 2% l’anno», è «non solo necessaria ma possibile». E avverte: «Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro». Anche per la colonizzazione della Cina, si rischia un «deserto industriale».

L’assemblea si svolge alla presenza anche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sul palco sale a parlare la premier Giorgia Meloni. «Non sempre ci siamo trovati d’accordo, su alcuni punti, ma – spiega Orsini – credo che la parola chiave in una fase come questa sia ‘dialogo’, ed è quello che ho detto anche ai sindacati: ‘partiamo dai punti che ci uniscono’. Al centro ci sia sempre la crescita». Le priorità? «Energia, energia, energia». Il leader degli industriali rilancia l’allarme: per le imprese «il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale», bisogna agire – ribadisce -, dallo sbloccare le concessioni per le rinnovabili ad accelerare il ritorno al nucleare.

I temi chiave

Quella dell’energia è la prima delle cinque leve da muovere – è la proposta degli industriali – «per rimettere l’impresa al centro». Chiedono anche una politica industriale che sostenga e incentivi la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese; di potenziare i contratti di sviluppo e spingere per l’innovazione; semplificazioni e riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa, «uno strumento quasi esclusivamente punitivo»; di garantire risorse adeguate agli obiettivi, promuovendo «una azione di responsabilità nazionale per mobilitare risorse private a fianco di quelle pubbliche». E mantenendo «la prudenza del governo sui conti pubblici» che Confindustria «riconosce e apprezza».

C’è poi il capitolo fisco. «L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati e ci sono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile»: Orsini lancia «una proposta al governo e alle parti sociali. Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola».

Con i sindacati «Confindustria è tornata ad un dialogo diretto e continuo», invoca anche «un patto di responsabilità per superare i contratti pirata». Mentre «resta aperta la questione salariale. Lo dico con chiarezza: noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla». All’Europa, il leader degli industriali torna a chiedere «la sospensione dell’Ets», «un vero mercato unico dell’energia», di «completare l’unione del risparmio e degli investimenti», la «svolta del debito comune per sostenere l’industria» e non «per finanziare la spesa corrente degli Stati».