La Corte d’Appello di Parigi ha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi pubblici nel caso dei falsi impieghi al Parlamento europeo. I giudici hanno ribadito la gravità dei fatti per entità e durata, pur accogliendo l’assenza di arricchimento personale. Secondo l’accusa, il danno per le casse europee è stato di milioni, usati per pagare assistenti che lavoravano unicamente per il partito. La leader del Rassemblement National ha difeso la buona fede parlando di “errore umano” e accusando Strasburgo di non aver dato l’allarme, ma la Corte non ha vacillato.
Tuttavia, rispetto al primo grado, i giudici hanno ridotto le sanzioni. La pena detentiva scende a 3 anni (di cui uno con braccialetto elettronico). La svolta cruciale riguarda l’ineleggibilità, ridotta a 45 mesi (di cui 30 sospesi): i 15 mesi effettivi, decorrendo da marzo 2025, sono già scontati.
Giuridicamente la corsa alle Presidenziali del 2027 – che la vede favorita nei sondaggi – è dunque salva. Resta però il nodo politico: Le Pen ha chiarito di non voler fare campagna elettorale con il braccialetto. Gli esperti ipotizzano un’istanza per ridurre l’obbligo a sei mesi, liberandola così a gennaio. Se la strategia fallisse, la leader potrebbe decidere di fare un passo di lato a favore del trentenne Jordan Bardella, dal 2021 vertice del partito. La scelta finale spetta a lei e ridisegnerà il futuro della destra francese.
