Rafforzare il mercato unico, semplificare le norme e rilanciare l’industria europea. Questi gli obiettivi del vertice informale, tra 27 leader dell’Unione europea – oggi al castello di Alden Biesen, in Belgio – dedicato alla competitività.
La giornata è stata preceduta da un pre-vertice promosso da Italia, Germania e Belgio, che ha però suscitato la protesta formale della Spagna per l’esclusione del premier Pedro Sánchez. Madrid ha criticato l’iniziativa ritenendola divisiva e contraria allo spirito dell’Unione, pur ribadendo il proprio sostegno a strumenti come gli eurobond, al “Buy European” e a un’Europa a più velocità in settori strategici.
Protagonista del confronto è stato Mario Draghi, che ha lanciato un nuovo allarme sul peggioramento del contesto economico rispetto al suo precedente rapporto, sottolineando «l’urgenza di agire». L’ex premier ha richiamato «la necessità di ridurre le barriere nel mercato unico, contrastare la frammentazione dei mercati dei capitali, mobilitare il risparmio europeo, affrontare l’alto costo dell’energia e valutare una preferenza europea mirata in comparti strategici». Ha inoltre evocato la possibilità di ricorrere alle cooperazioni rafforzate per accelerare le decisioni, compreso il ricorso al debito comune per sostenere gli investimenti.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha ringraziato Draghi, definendo il suo approccio una nuova prospettiva per il dibattito. Anche Emmanuel Macron ha insistito sull’urgenza di decisioni concrete entro giugno, aprendo alla strada delle cooperazioni rafforzate se non si troverà un’intesa a 27. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito l’intesa con la Francia sulla necessità di un’industria più competitiva.
Giorgia Meloni ha parlato di «alleanze variabili» in Ue, difendendo il ruolo della coesione nel prossimo bilancio pluriennale e chiedendo una profonda revisione del sistema Ets, il principale strumento dell’Unione europea per ridurre le emissioni di gas serra nei settori industriali più inquinanti. Si è detta personalmente favorevole agli eurobond, pur riconoscendone la natura divisiva, e ha sottolineato che l’apertura al libero scambio richiede reciprocità e semplificazione normativa. Nel dibattito si è inserito anche Viktor Orbán, che ha invocato pace, stop agli aiuti a Kiev e riduzione dei prezzi dell’energia come leve per rilanciare la competitività europea.