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Claudia Gerini torna al cinema: «A 20 anni non capivo nulla dell’amore. I film con Verdone? Un’epoca felice» – L’INTERVISTA

Claudia Gerini parla con la leggerezza di chi non ha bisogno di dimostrare più niente. Ride spesso, si corregge, torna indietro, ma senza mai perdere il filo: quello di una libertà conquistata col tempo.

Nel nuovo film di Giampaolo Morelli, “L’amore sta bene su tutto” (dal 6 maggio al cinema), interpreta una donna abituata a mantenere il controllo, salvo poi scoprire che l’amore, come la vita, sfugge sempre alle regole. Proprio come è successo a lei.

Nel film interpreta Vittoria, una donna abituata a controllare tutto, prima di essere sorpresa da qualcosa completamente fuori schema. Le è mai successo di essere travolta da qualcosa che non aveva previsto?

«La vita è travolgente, è imprevedibile. È successo più di una volta. Mi viene in mente un episodio curioso: eravamo in Cambogia, alla fine delle riprese di Femme de passions, un film francese con Brigitte Fossey, e ci dissero che tutto il materiale era inutilizzabile. Abbiamo dovuto rigirare tutto e restare lì altre settimane. Per me è stata una vacanza forzata – la più bella possibile. Avevo ventun anni, era un’altra epoca, si girava ancora in pellicola. Tutti i piani sono saltati e io ero felicissima di restare».

«L’amore sta bene su tutto» racconta anche il tentativo di dare delle regole all’amore. Lei ci ha mai provato?

«Sì, ma senza grandi successi. Più che regole, credo sia importante avere dei confini. Crescendo impari a capire cosa non vuoi, ed è già molto. Ma l’amore non lo puoi controllare davvero».

Cosa l’ha convinta di questo personaggio?

«Mi piaceva l’idea di lavorare con Giampaolo Morelli, con cui ho un rapporto di fiducia. E poi amo la commedia, quella brillante, con conflitto. Qui c’era la possibilità di costruire un personaggio divertente ma anche pieno di sfumature».

Lei ha attraversato tutta la commedia italiana. Oggi crede si faccia confusione tra commedia e farsa?

«La commedia italiana esiste ancora ed è amatissima. È sempre stata anche una commedia amara. La farsa è un umorismo più grossolano, ma le contaminazioni ci sono sempre state. A me piace molto la tragicommedia, quella che assomiglia alla vita: si ride e si soffre nello stesso momento».

Interpreta Vittoria, una donna pubblica, molto esposta. Lei ha mai sentito il bisogno di proteggere di più la sua vita privata?

«Sì, soprattutto nei periodi delicati, come una separazione o la nascita di un figlio. In quei momenti avrei voluto essere una “signora nessuno”, sparire un po’. È lì che senti il bisogno di proteggerti davvero».

C’è un ruolo che oggi non accetterebbe più?

«Credo che i ruoli cambino insieme a te. Non mi propongono più certe cose, ed è giusto così. Ma non escludo nulla a priori: scelgo in base al momento che sto vivendo».

C’è stato invece un film a cui ha detto no e poi ha ripensato?

«Mi è dispiaciuto non fare Immaturi di Paolo Genovese. Me lo aveva proposto quando era appena nata mia figlia, e ho scelto di stare con lei. Col senno di poi è un film che ha lasciato il segno, quindi un pensiero c’è stato. Ma rifarei quella scelta».

Cos’è cambiato in lei in questi anni?

«Sono più critica, più sicura, più capace di dire no. Ma l’approccio al lavoro è rimasto lo stesso: entusiasta, giocoso. Non devo più dimostrare niente. E questa è una conquista enorme».

C’è stato un momento in cui ha sentito il peso di dover dimostrare?

«Assolutamente. Sentivo di dover dimostrare di essere più di un’attrice brillante, di poter stare anche nel dramma, nel cinema d’autore. Ancora oggi il cinema d’autore si fida poco di me. Non mi ferisce, ma mi dispiace per loro: potrebbero avere una sorpresa».

Si dice che per fare questo mestiere serva un grande ego. Lei lo riconosce in sé?

«No, direi il contrario. Non sono prigioniera del mio ego. E credo sia la mia vera libertà. Per me l’umiltà è sapere cosa sei e cosa vali, senza dover stare sempre al centro».

Ha nominato più volte la libertà. Che cos’è, per lei?

«La libertà è poter scegliere. Non appartenere a nessuno. Essere chi sei senza dover dimostrare niente. E anche sapere cosa puoi offrire: non c’è libertà senza consapevolezza».

Il grande pubblico l’ha scoperta con Carlo Verdone. Che ricordo ha di quegli anni?

«Una grande allegria, una grande creatività. Con Carlo abbiamo fatto cose molto buffe, ma soprattutto non avevamo la minima idea di quello che stava succedendo. Non pensavamo che quei film sarebbero diventati così iconici. Ricordo ancora quando mi chiamò per fare Sono pazzo di Iris Blond: voleva un film tutto nostro, perché aveva sentito che quella coppia funzionava. Era un altro mondo. Più leggero, forse anche più felice».

È sempre stata considerata una delle donne più belle del cinema italiano. Le è mai pesato?

«No. L’ironia mi ha sempre salvata. Se ci pensi, sono diventata famosa dicendo “lo famo strano”… Ho fatto ruoli sensuali, ma sempre con leggerezza. E poi ho un pubblico femminile forte: non sono mai stata solo una cosa».

C’è stato un set da cui è uscita trasformata?

«Ogni set mi ha lasciato qualcosa. Ma Non ti muovere è stato speciale: era il mio primo vero film drammatico e durante le riprese sono rimasta incinta. Sono uscita da quel film trasformata, perché nel frattempo ero diventata anche madre».

Se potesse dire qualcosa alla Claudia di vent’anni, cosa le direbbe sull’amore?

«Le direi: vai, continua così. A quell’età pensi di non essere abbastanza, invece lo sei già. Ma sull’amore è un’altra storia. A vent’anni non capivo nulla dell’amore. E forse non si è mai davvero pronti: l’amore arriva quando vuole lui. E ti frega sempre, a qualsiasi età. Ed è proprio questo il bello».

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