Le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania sono «abominevoli» e la Commissione «presto» farà la sua proposta per vietare i prodotti degli insediamenti. In una delle sale più antiche della neogotica università di Cork, Ursula von der Leyen ha scelto, a suo modo, di tendere la mano alla presidenza irlandese che guiderà l’Ue nel prossimo semestre. Dublino, da mesi, è tra le capitali più costanti nel chiedere un’iniziativa europea contro il governo israeliano, definendo l’inazione di Bruxelles un colpo alla sua credibilità. Di contro, gli avvenimenti che si succedono in Cisgiordania rendono sempre più stretto lo spazio di chi, tra i 27, ha sempre sperato di rinviare il dossier.
Nei prossimi giorni, inevitabilmente, la questione israeliana tornerà sul tavolo con il cosiddetto «options paper» della Commissione sul divieto dei prodotti degli insediamenti. Sarà la terza volta che il braccio esecutivo dell’Ue porterà una sua proposta sul tavolo dei 27. La prima è stata con il rapporto di Kaja Kallas, base legale per poter chiedere la sospensione dell’accordo di partenariato Ue-Israele.
La seconda è stata con le possibili sanzioni al ministro Itamar Ben-Gvir. In entrambi i casi il consenso necessario per l’approvazione è venuto a mancare. Con al suo fianco il Taoiseach (primo ministro) Michael Martin, von der Leyen non ha fatto nulla per nascondere che, a fronte di un Consiglio bloccato, la Commissione ha provato fare qualcosa.
L’impatto
La sospensione dell’accordo Ue-Israele «avrebbe avuto un impatto economico», ha ricordato la numero uno di Palazzo Berlaymont, «condividendo l’analisi» di chi definisce «inaccettabile» l’espansione israeliana nella West Bank. Il Consiglio Affari Esteri del 13 luglio sarà, ancora una volta, il banco di prova per i 27. Con i fari puntati come nel passato su Germania e Italia, mai favorevoli finora a colpire la sfera commerciale israeliana.
La presidenza irlandese, prima di inerpicarsi in autunno sul complicatissimo confronto sul nuovo bilancio pluriennale Ue, inizierà nel segno delle sanzioni. Oltre a quelle potenziali nei confronti di Israele c’è infatti il 21esimo pacchetto delle misure anti-russe da approvare prima del 15 luglio. Ovvero prima che scatti il rialzo automatico del price cap al petrolio di Mosca. La volontà di andare spediti c’è, l’accordo dei 27 appare lontano.
Le riserve
E l’Italia, oltre ad aver esposto forti perplessità sul divieto di ingresso dei veterani russi (che rischia di stravolgere il sistema dei visti, vista la difficoltà ad individuare chi ha combattuto in Ucraina) ha avanzato riserve anche sull’inserimento nella black list del Patriarca Kirill. Secondo Politico la preoccupazione dell’Italia proviene dal Vaticano e verte sul disagio nel sanzionare il leader di una confessione cristiana. Roma non ha confermato, ma neppure smentito.
