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Il risiko delle banche, il centrosinistra attacca: «La premier non faccia la banchiera sul Monte»

Il Pd non chiude: «Vediamo i fatti». Il M5s chiede chiarimenti. La contromossa senese non dispiacerebbe a Chigi. Salvini: «Rispettare storia del Mps»

Il risiko delle banche, il centrosinistra attacca: «La premier non faccia la banchiera sul Monte»

Il filo che lega Mps al Pd. Storia di una banca antica in una provincia un tempo moltissimo rossa di una regione rossa pure lei. Poi ci sono state inchieste, interventi dello Stato, cambi di governance. Però il legame è rimasto. Tanto che in questa ennesima fase burrascosa, il Pd continua ad avere un occhio di riguardo per l’istituto senese. Con un inedito parallelo con la linea del governo.

Le posizioni

«Meloni ha detto di auspicare che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità – ha spiegato il deputato e segretario del Pd toscano Emiliano Fossi – È anche la nostra posizione, da sempre. Abbiamo accolto con interesse le parole della premier, ma aspettiamo di vedere in cosa si concretizzeranno». Si sono invece nettamente smarcate le altre opposizioni – da Avs a Iv a Più Europa ad Azione – che hanno chiesto al governo di tenersi fuori e trasparenza: «Meloni smetta di fare il banchiere», ha detto Benedetto Della Vedova, di Più Europa.

Il M5s ha chiesto spiegazioni: «Il governo ha avuto un ruolo di primo piano nella dismissione della partecipazione pubblica in Mps e nelle scelte che hanno contribuito ad aprire il risiko – ha spiegato il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5s – Ora, però, quella partita sembra essergli sfuggita di mano. Prima di rivendicare il ruolo di garante dell’unità di Mps, Palazzo Chigi deve spiegare fino in fondo quale ruolo abbia avuto nella partita». L’ultima burrasca, quella in corso, è un incrocio di operazioni: una di Intesa per accaparrarsi Mps, che prevede la cessione di filiali a Bper e la scomparsa della dicitura «Siena» dal nome, e una di Mps su Bpm e Banca Generali per sfuggire alle mire di Intesa.

La maggioranza

La contromossa senese non dispiacerebbe a Palazzo Chigi. «Per la Lega – ha confermato il vicepremier Matteo Salvini – il tema più importante è il rispetto della storia, dell’autonomia e del personale di istituzioni bancarie che sono tra le più antiche al mondo, simboli dell’operosità di città con secolari tradizioni». Meno convinto il senatore di FI Maurizio Gasparri: «È giusto rispettare anche il radicamento territoriale di alcune banche come Mps, purché non vengano ripercorse le strade del passato, con scandali e gestioni dissennate da parte di esponenti della sinistra, che non erano di tutela del territorio». Mps non è più la banca rossa di quando gli enti locali mettevano bocca nella gestione. Però c’è un legame col territorio, guidato da giunte di centrosinistra.

«Ci convince il progetto che da sempre l’ad di Mps Lovaglio porta avanti: mantenere l’identità della banca, senza svenderla e spezzettarla – ha aggiunto l’esponente Pd Fossi – Mantenere l’identità ha un significato che va oltre il mantenimento del nome. Significa anche presidio territoriale in termini di filiali, livelli occupazionali, dirigenziali».