L’ondata di calore eccezionale e la grave siccità che stanno flagellando l’Europa mettono a dura prova la tenuta del sistema elettrico continentale, innescando un’impennata dei prezzi e drammatici tagli alla produzione. Oggi, 3 agosto, il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica in Italia ha raggiunto la media di 197 euro al megawattora, toccando i massimi dal 23 gennaio 2023, nel pieno della crisi con la Russia. A testimoniare il forte stress del mercato italiano è il “Clean spark spread” — l’indicatore pubblicato da Arera che misura la differenza tra il prezzo dell’elettricità e il costo standard di produzione a gas — schizzato al valore di 50,5 euro al megawattora, estremamente vicino ai picchi record.
A spingere verso l’alto i listini è la riduzione forzata della generazione elettrica. In Italia si è resa necessaria la disconnessione di alcune centrali a gas a causa dei livelli idrometrici ridotti del fiume Po, ormai troppo bassi per garantire il raffreddamento. Tuttavia, la crisi idrica sta colpendo con forza ancora maggiore il resto d’Europa, bloccando in particolare la produzione nucleare.
In Francia, le temperature oltre i 40 gradi e il surriscaldamento dei corsi d’acqua hanno costretto EDF a spegnere o depotenziare tre reattori sui 57 esistenti, registrando una perdita di elettricità pari al 15% del totale. In Ungheria si è giunti all’austerity: la centrale di Paks, che fornisce quasi metà dell’energia nazionale, è stata fermata per la secca del Danubio. Il governo ha invitato i cittadini a tagliare i consumi nella fascia serale 17-22, mentre grandi aziende industriali come Mercedes-Benz e Suzuki hanno programmato pause produttive per risparmiare risorse.
Stato di emergenza per tutto agosto anche in Romania: il calo del Danubio ha imposto lo spegnimento di un reattore a Cernavoda, costringendo il governo a ricorrere a un’esplosione controllata nel fiume per liberare flussi d’acqua e ad avviare colloqui d’urgenza con l’Ucraina per l’importazione di corrente.
