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I fondi non bastano: burocrazia e pochi controlli “allontanano” il Sud dal resto d’Europa

Il Mezzogiorno fatica a ridurre il gap economico rispetto al resto dell’Italia, nonostante l’afflusso di ingenti risorse europee. L’ultimo report dell’Eurispes, sulla gestione dei fondi, evidenzia come le regioni del Sud, considerate dall’Ue tra le meno avanzate, non abbiano ancora raggiunto una vera convergenza economica. Così, le politiche di coesione in Italia continuano a evidenziare marcate disparità territoriali. Dati alla mano, il Pil pro-capite meridionale resta inferiore al 75% della media dell’Unione, mentre la crescita procede a un ritmo più lento rispetto ad altri Paesi europei. Questa situazione colloca il Mezzogiorno tra le aree economicamente più fragili dell’Europa occidentale, con effetti negativi sull’intero sistema produttivo nazionale.

I fondi

Il rapporto Eurispes punta il dito contro una gestione inefficace dei fondi europei, caratterizzata da ritardi, inefficienze burocratiche e mancanza di controlli adeguati. In molti casi, i progetti finanziati non raggiungono gli obiettivi prefissati o vengono realizzati solo in parte. Lo studio sottolinea come la cattiva gestione dei fondi comunitari non sia, tuttavia, una prerogativa esclusiva del Sud. Anche alcune regioni del Nord, generalmente considerate più virtuose, hanno mostrato lacune nel controllo e nella programmazione degli interventi finanziati dall’Ue, sfatando il mito di un’Italia a due velocità in cui il Meridione spreca e il Settentrione eccelle.

Il caso

Un esempio emblematico è rappresentato dagli interventi per l’adozione di tecnologie eco-compatibili nei comprensori sciistici: senza verifiche puntuali, molte iniziative sono rimaste incompiute o hanno prodotto risultati ben al di sotto delle aspettative. Questo ha danneggiato non solo l’ambiente e il turismo locale, ma anche l’immagine delle amministrazioni coinvolte, scoraggiando ulteriori investimenti e nuove opportunità economiche. Il problema è, dunque, più ampio e riguarda l’intero Paese: una distribuzione inefficace delle risorse e una governance poco incisiva rischiano di compromettere il pieno utilizzo di una leva strategica per lo sviluppo.

I modelli virtuosi

Guardando al resto d’Europa, emergono modelli di gestione virtuosi da cui il Sud potrebbe trarre spunto. In Polonia, per esempio, la gestione centralizzata dei fondi ha permesso una pianificazione strategica a lungo termine. I finanziamenti sono stati impiegati per modernizzare le infrastrutture di trasporto, come ferrovie e autostrade, migliorando la connettività e stimolando la crescita economica. Nel settore dell’energia, il Fondo di coesione ha sostenuto la costruzione di parchi eolici offshore nel Mar Baltico, contribuendo alla transizione verso un modello più sostenibile. Per questo, il report evidenzia come il Mezzogiorno avrebbe molto da guadagnare con un approccio più strategico e trasparente nella gestione dei fondi Ue, semplificando la burocrazia, puntando su investimenti in formazione per le amministrazioni locali e trasformando così le risorse europee in un motore di sviluppo reale.

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