Da oggi a mezzogiorno è possibile richiedere il nuovo “bonus colonnine domestiche”, il contributo statale pensato per chi installa a casa o in condominio una stazione di ricarica per auto elettriche, come le colonnine a terra o le wallbox da parete. L’incentivo copre l’80% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 1.500 euro per i privati e 8.000 euro per i condomini. La gestione è affidata a Invitalia, la società del ministero dell’Economia, e le richieste si inviano online. La modalità scelta è quella del “click day”: i rimborso spetta a chi inoltra la domanda prima, fino all’esaurimento delle risorse. In totale, il governo ha stanziato 68 milioni di euro spalmati fino al 2030 (15 milioni all’anno fino al 2029 e 8 milioni per l’ultimo anno). Una cifra contenuta se paragonata ai 100 milioni del precedente incentivo, di cui vennero però spesi solo 22 milioni.
Le criticità
Il contributo si richiede a lavori già conclusi. Per quest’anno possono fare domanda solo i cittadini che hanno installato l’impianto a partire dal 26 giugno, data di entrata in vigore del decreto. Questa finestra temporale lascia però scoperto chi ha effettuato i lavori tra l’inizio del 2025 e metà 2026, scatenando non poche polemiche, soprattutto perché il ministero aveva annunciato la misura già a gennaio. Negli anni successivi la finestra si allargherà: dal 2027 al 2029 coprirà l’intero anno solare, mentre nel 2030 si fermerà al 31 marzo.
I limiti del passato
L’edizione precedente del bonus ha mostrato una scarsa adesione, penalizzata da ritardi burocratici e finestre di domanda troppo strette. Tra il 2022 e il 2024 sono state accolte poco più di 19mila domande, con una forte concentrazione nell’ultimo anno e un’adesione quasi nulla da parte dei condomini (appena 65 richieste). Con i fondi attuali e un contributo medio stimato intorno ai 1.175 euro, si calcola che il nuovo bonus riuscirà a finanziare meno di 60mila impianti da qui al 2030. Un numero ridotto se confrontato con la crescita del mercato delle auto elettriche e ibride plug-in in Italia. Restano infine i dubbi sulla formula del click day, un meccanismo che premia la velocità di invio della pratica e non valuta le reali necessità economiche o di reddito dei richiedenti
