Sui trasferimenti di denaro tra familiari e amici circolano da tempo falsi miti e formule fantasiose, considerati scudi infallibili contro i controlli del Fisco. Il malinteso più comune riguarda la presunta soglia dei 5mila euro, sotto la quale un bonifico sarebbe “invisibile”. Si tratta di un errore: questo limite si applica esclusivamente al passaggio di denaro contante tra soggetti diversi. Per i flussi tracciati tramite conto corrente, invece, non esiste alcun tetto minimo che escluda automaticamente le verifiche dell’Amministrazione finanziaria o della banca.
Anche un bonifico di importo molto basso può far scattare un controllo se non è coerente con il profilo del cliente, se appare insolito per frequenza o se viene frazionato in più tranche ravvicinate. La pratica di spezzettare una somma importante nel tentativo di passare inosservati, infatti, genera spesso l’effetto opposto, attivando gli alert antiriciclaggio degli istituti di credito.
La causale resta uno strumento fondamentale, ma non è uno scudo legale: serve a descrivere la realtà, non a camuffarla. Scrivere “rimborso spese” per mascherare una donazione non ne cambia la natura sostanziale. Se si tratta di un regalo o di un aiuto in famiglia, la causale deve essere chiara e veritiera (es. “donazione di modico valore da padre a figlia” o “prestito familiare infruttifero”). Nel caso dei prestiti, è sempre consigliabile redigere una scrittura privata per evitare futuri equivoci.
Il tema si fa più delicato per le donazioni importanti. Il Codice civile stabilisce che l’atto pubblico davanti al notaio sia la forma ordinaria, a meno che non si tratti di “modico valore”. Questa modicità, tuttavia, non è una cifra fissa, ma si valuta proporzionando la somma al patrimonio di chi dona. Se la donazione non è modica, il semplice bonifico non basta: il rischio, oltre a quello fiscale, è l’invalidità civile dell’atto, che potrebbe essere impugnato dagli eredi.
Nessuna protezione totale arriva dalle franchigie fiscali introdotte dalla riforma del 2025. Per i parenti in linea retta e i coniugi l’aliquota è del 4% sopra il milione di euro, mentre tra fratelli è del 6% oltre i 100mila euro. Queste soglie indicano solo quando si inizia a pagare l’imposta, non un limite franco dai controlli.
