A distanza di una settimana, slitta ancora il nuovo decreto Bollette, con cui il governo, dopo un lungo confronto con Bruxelles, intende fissare un prezzo al tetto del gas per abbassare i costi di luce e gas per famiglie e imprese. Si lavora per il via libera lunedì, ma intanto, come mercoledì scorso, durante la riunione è emerso ancora che non tutto è pronto. Con un giallo: prima fonti di governo hanno riferito la necessità di alcune delibere di Arera, poi il comunicato di Palazzo Chigi ha indicato come motivo una «ulteriore interlocuzione con l’Ue e le conseguenti verifiche da parte del Ministero dell’economia e delle finanze».
Il tutto al termine di un Cdm in cui il governo ha impugnato la legge sul fine vita del Veneto a guida Lega, e scelto due leghisti per altrettante nomine di peso: il deputato Giulio Centemero componente della Consob (alla cui presidenza nei mesi scorsi Matteo Salvini ha tentato invano di far nominare Federico Freni) e Trifone «Nuccio» Altieri nuovo presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Giuseppe Busia resta in carica fino alla formalizzazione della nomina). Uno scandalo, attaccano le opposizioni. «Una doppia vittoria di Salvini», esultano i leghisti.
Il nuovo esame del decreto Bollette è stato preceduto nei giorni scorsi da tensioni all’interno di Confindustria, con la rottura da parte di Elettricità Futura, l’associazione delle imprese elettriche italiane, sul piede di guerra per contributo in manovra da 700 milioni chiesto alle società energetiche, e per il price cap sul prezzo del gas per la produzione elettrica, previsto dal decreto Bollette. Non a caso, alla vigilia del Cdm Giorgia Meloni aveva ricevuto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che poi ha definito il decreto Bollette «un primo passo e un un grande sacrificio anche da parte dei produttori di energia», sottolineando che «in questo momento la parola responsabilità è fondamentale». Durante il Cdm il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto ha illustrato il provvedimento sulle bollette. Per il Mase il testo è definitivo. Prima della nota ufficiale di Palazzo Chigi fonti di governo avevano indicato la necessità di adempimenti di Arera, spiegando che la Ragioneria generale dello Stato già alla vigilia della seduta della scorsa settimana aveva chiesto chiarimenti
Manovra
Intanto resta alta la tensione sulla Manovra. Prima ancora che cominci la battaglia degli emendamenti, c’è chi prepara quella degli striscioni. E poco importa se il governo ha convocato i sindacati a Palazzo Chigi per il 13 novembre. La protesta, infatti, continua a scandire il calendario delle tensioni: l’11 novembre scenderanno in piazza i sindacati della scuola, il 20 toccherà alla Cgil. E anche i poliziotti minacciano di scendere in strada per una previdenza dedicata che ancora non c’è. Scontro anche sulle pensioni. La Lega non molla sull’uscita a 64 anni, trovando però in Lombardia il muro dell’assessore al welfare Guido Bertolaso, che suggerisce di dirottare le risorse che verrebbero risparmiate sugli ospedali.
