Accelera e si allarga l’indagine della Procura di Roma in cui si ipotizzano episodi di corruzione volti a pilotare il maxiprogetto infrastrutturale da 13,5 miliardi complessivi. I carabinieri del Ros, a cui sono state delegate le indagini, hanno effettuato una serie di acquisizioni documentali nelle sedi del Mit, del Dipe-Cipess e presso la società Ponte sullo Stretto e il Consorzio Eurolink. Un’attività investigativa, spiega l’ufficio giudiziario, «finalizzata all’acquisizione della documentazione predisposta e inviata alla Corte dei Conti, nell’ambito dell’attività di controllo relativa alla delibera Cipess n. 61/2025 e al decreto n.190 del 1 agosto 2025».
Al netto della formula utilizzata dalla Procura capitolina, l’attività investigativa rappresenta un “allargamento” del procedimento culminato nel giugno scorso in una serie di perquisizioni in un procedimento che vede indagate almeno tre persone: l’ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele, l’avvocato Giacomo Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa e dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria, e Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”. Gli inquirenti hanno acquisito una serie di documenti legati a tutte le procedure e alle cifre legate al progetto sul Ponte. Atti che verranno ora analizzati in una inchiesta che potrebbe portare a nuove iscrizioni nel registro. Il sospetto di chi indaga è che con le modifiche all’opera e la lievitazione dei costi iniziali si sarebbe dovuto procedere ad altre gare di appalto.
Dal Mit fanno sapere che gli uffici «si sono resi immediatamente disponibili ad esibire l’intera documentazione, indicata dagli inquirenti, nella consapevolezza della regolarità amministrativa dell’iter procedimentale». Il dicastero sottolinea che «è e rimane a disposizione per esibire le centinaia di files, presenti e passati, relativi al procedimento in questione con spirito di piena collaborazione e in totale trasparenza». «Ogni step è necessario per arrivare quanto prima alla realizzazione dell’opera», conclude il Mit. Dal canto suo l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, conferma da parte della società «la massima trasparenza e fiducia nelle indagini avviate lo scorso giugno dalla Procura di Roma. Doverosamente stiamo fornendo alle Autorità inquirenti tutta la documentazione richiesta. Nel contempo confermo l’estraneità della Società ai fatti oggetto di indagine».
L’attività investigativa di oggi, spiega la Procura, «fa seguito alla precedente del 9 giugno, con l’esecuzione di un decreto di perquisizione finalizzato all’acquisizione di documentazione e dei dispositivi elettronici (smartphone, device) in uso alle persone sottoposte alle indagini». Una accelerazione legata anche ad una serie di audizioni fatte nelle ultime settimane di persone informate sui fatti. Secondo il primario impianto accusatorio, Virgiglio e Saccomanno avrebbero cercato di influenzare il giudice contabile promettendogli appoggi per futuri incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di una sua “fattiva azione” per favorire il via libera al progetto. Per gli investigatori, inoltre, i due avrebbero avvicinato altri magistrati considerati vicini agli interessi del gruppo e avrebbero diffuso notizie riservate acquisite dal magistrato contabile.
Miele, in sostanza, rappresentava una sorta di ‘talpa’ nel tribunale e forniva aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura, rivelando informazioni sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla delibera del Cipess. Non solo: il magistrato, secondo i pm di Roma, avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata
