L’identità dello street artist più famoso del mondo non è più un mistero: dietro lo pseudonimo di Banksy si celerebbe Robin Gunningham. A confermare i sospetti che duravano da quasi vent’anni è un’inchiesta dell’agenzia internazionale Reuters, che ha incrociato analisi video, spostamenti e testimonianze sul campo per giungere al nome dell’artista nato a Bristol nel 1973.
Secondo quanto emerso, l’artista avrebbe anche adottato nel tempo il nome di David Jones, anche se non è chiaro se lo utilizzi ancora.
Il cuore dell’inchiesta si è concentrato sulle opere apparse in Ucraina alla fine del 2022, rivendicate ufficialmente da Banksy su Instagram come segno di solidarietà verso le vittime del conflitto.
I reporter di Reuters hanno setacciato le località colpite, tra cui Horenka, sottoponendo agli abitanti fotografie di vari street artist per una identificazione visiva. I riscontri hanno puntato verso Gunningham, confermando quanto ipotizzato già nel 2008 dal Daily Mail.
All’epoca, il tabloid britannico dichiarò di essere arrivato «il più vicino possibile» alla verità, ma le smentite del manager dell’artista riuscirono a preservare l’alone di segretezza.
L’inchiesta fa luce anche sui legami professionali del writer. È stato rivelato che Robert Del Naja, leader dei Massive Attack e a lungo sospettato di essere lui stesso Banksy, è stato in realtà un suo stretto collaboratore; i due avrebbero realizzato diverse opere a quattro mani.
Recentemente, nuovi tasselli erano stati aggiunti dalla Bbc, che aveva pubblicato scatti di un giovane Banksy risalenti agli anni Novanta. Le foto, fornite da Peter de Boer, mostravano l’artista durante alcuni workshop a Bristol.
In quegli anni, il writer insegnava la tecnica dello stencil ai ragazzini per un compenso di 50 sterline a lezione, ignaro che quelle stesse intuizioni avrebbero raggiunto quotazioni da milioni di sterline.