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Il complesso risiko delle banche italiane, Intesa Sanpaolo sempre più vicina a Monte dei Paschi di Siena

Scenario fluido, non si escludono altri colpi di scena: l’unica certezza resta l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro

Il complesso risiko delle banche italiane, Intesa Sanpaolo sempre più vicina a Monte dei Paschi di Siena

Il risiko bancario non smette mai di riservare sorprese. Dopo gli sviluppi delle scorse ore, con la decisione di Banco Bpm di interrompere il corteggiamento di Monte dei Paschi di Siena, non si escludono altri colpi di scena. In uno scenario così fluido, l’unica certezza resta l’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro messa in campo da Intesa Sanpaolo per conquistare Mps.

Una operazione per la quale il ceo di Cà de Sass, Carlo Messina, in una recente intervista a Cnbc, citando la celebre frase «Whatever it takes» di Mario Draghi , si è detto pronto a fare tutto ciò che serve per portarla a termine. In effetti l’interruzione dei colloqui tra Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio, spiana la strada a Intesa Sanpaolo per portare a termine una operazione che consentirà di dar vita al secondo gruppo in Europa per capitalizzazione di Borsa, con una forte presenza di azionisti italiani, 2mila miliardi di euro di attività finanziarie della clientela ed un utile netto superiore a 16 miliardi di euro al 2029. Dal canto suo la banca senese ha preso atto del ritiro di Bmp sottolineando che «continuerà a valutare ogni opzione strategica nell’interesse di tutti gli stakeholder».

Gli scenari

Indicazioni potrebbero arrivare da Piazza Meda e Siena probabilmente la settimana prossima quando le due banche, rispettivamente il 5 e il 7 agosto, presenteranno i conti del primo semestre. Fondamentalmente sul fronte di Banco Bpm sono due le ipotesi che circolano in modo insistente. La prima, secondo quanto viene ricostruito in ambienti finanziari, sarebbe quella di una aggregazione con Credit Agricole Italia.

Una operazione che sarebbe di gran lunga gradita ai vertici della Banque Verte che detiene il 29,3% di Bpm e che vede il mercato italiano strategico. Ad oggi però i francesi, secondo le parole della cfo, Clotilde L’Angevin, in occasione dei risultati semestrali, non hanno ancora richiesto alla Bce l’autorizzazione per il controllo di Banco Bpm e che lo «scenario preferibile», che ora non sembrerebbe allo studio, sarebbe una fusione con Credit Agricole Italia. L’altra ipotesi che circola è quella di una mossa di Unicredit, ma il ceo del gruppo, Andrea Orcel, ha più volte ribadito che, per il momento, nel risiko italiano «siamo osservatori». Sul ruolo di Unicredit in Italia non vanno trascurate le parole di apertura di Carlo Messina, guardando a possibili collaborazioni in futuro su diversi fronti.

Tra gli addetti ai lavori c’è chi osserva che le collaborazioni future potrebbero riguardare la presenza in Generali, con Unicredit che è già azionista e Intesa che acquisirà la quota di Mediobanca una volta completata l’opas su Mps. Sempre sul fronte Unicredit, dalla Germania arrivano le parole della ceo di Commerz, Bettina Orlopp, la quale spiega come «Sia io che Andrea (Orcel) puntiamo a massimizzare il valore per gli azionisti».