Svolta nelle indagini sul giallo di Pietracatella, l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina durante le festività natalizie del 2025 nella loro abitazione. La pista delle relazioni extraconiugali e delle tensioni familiari si consolida al centro dell’attività investigativa coordinata dalla Procura di Larino. Nel corso dei recenti interrogatori in Questura come persona informata sui fatti, Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime ed ex sindaco del paese molisano, ha confermato agli inquirenti di aver avuto un’amante e che il matrimonio era da tempo in forte crisi. L’uomo ha fatto il nome della donna, a sua volta sposata, avallando quanto già emerso dai vecchi messaggi rinvenuti sul telefono della moglie e dalle rivelazioni del suocero.
Le ammissioni di Di Vita hanno dato impulso a una nuova serie di accertamenti. Gli agenti della Squadra Mobile e dello SCO hanno eseguito perquisizioni informatiche sui computer di diversi istituti scolastici tra Campobasso e provincia alla ricerca di tracce o ricerche online legate alla tossina mortale. I controlli hanno interessato il liceo in cui insegna un’amica dell’ex sindaco, la scuola del marito di quest’ultima, l’istituto frequentato dalla giovane Sara e quello in cui lavora una cugina di Di Vita. Nel frattempo, lo stesso Di Vita ha dichiarato di non aver mai creduto che l’obiettivo dell’avvelenamento fosse lui o la sua famiglia, riponendo fiducia nel lavoro degli investigatori. L’attesa è ora rivolta agli esiti delle perizie medico-legali ancora in corso in Germania e all’analisi dei dispositivi sequestrati. Al momento il fascicolo rimane a carico di ignoti.
