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Attacco Usa al Venezuela, Maduro davanti al giudice e tensioni globali in crescita

L’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, destituito e accusato negli Usa di narcotraffico, è arrivato oggi al tribunale federale di Manhattan dopo essere stato trasferito dal centro di detenzione di Brooklyn, dove è rinchiuso insieme alla moglie Cilia Flores. Alla sua prima comparizione sarà assistito da un avvocato d’ufficio, mentre il giudice potrebbe concedergli fino a…
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L’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, destituito e accusato negli Usa di narcotraffico, è arrivato oggi al tribunale federale di Manhattan dopo essere stato trasferito dal centro di detenzione di Brooklyn, dove è rinchiuso insieme alla moglie Cilia Flores. Alla sua prima comparizione sarà assistito da un avvocato d’ufficio, mentre il giudice potrebbe concedergli fino a 45 giorni per nominare un legale di fiducia.

In questo scenario, l’operazione militare condotta a Caracas e il successivo trasferimento di Maduro a New York aprirebbero una fase di forte instabilità, non solo regionale ma globale, mettendo alla prova il diritto internazionale e i rapporti tra le grandi potenze.

Lo scenario

Washington giustificherebbe l’intervento richiamando la legittima difesa e la lotta al narcotraffico, sostenendo che Maduro fosse al centro di una rete criminale transnazionale. L’arrivo dell’ex leader davanti a un giudice federale statunitense segnerebbe un evento simbolicamente potentissimo: per la prima volta un capo di Stato latinoamericano arrestato con la forza da un altro Paese e processato all’estero. Una mossa che, pur trovando consensi in alcuni ambienti politici occidentali, solleverebbe critiche diffuse tra giuristi e diplomatici, preoccupati per il precedente creato sul piano della sovranità statale.

Le reazioni internazionali

L’Unione europea vedrebbe nella caduta di Maduro un’occasione per rilanciare una transizione democratica, ma senza avallare apertamente l’uso della forza. Francia, Germania e Spagna chiederebbero prudenza e dialogo, mentre Paesi come l’Ungheria leggerebbero l’operazione come il segnale di un nuovo ordine mondiale, in cui il controllo delle risorse energetiche torna centrale. Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la condanna dell’azione statunitense si scontrerebbe con il veto di Washington, paralizzando ogni iniziativa concreta.

In America Latina, lo scenario sarebbe ancora più teso. Messico e Colombia respingerebbero ogni ingerenza esterna, temendo un effetto domino, mentre movimenti armati e settori radicali potrebbero sfruttare l’episodio per rilanciare una retorica antiamericana. A Caracas, una leadership ad interim tenterebbe di consolidare il potere promettendo riforme, la presidente Delcy Rodríguez ha convocato il primo consiglio dei ministri e istituito una commissione per ottenere la liberazione di Maduro, mentre l’opposizione chiederebbe elezioni libere e garanzie democratiche.

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