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Attacco di Israele e Usa all’Iran, Tajani: «Noi eravamo per la linea negoziale. Non sarà una guerra lampo» – VIDEO

«Non sarà una guerra lampo, durerà giorni e giorni». Lo afferma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che è stato informato dell’attacco lanciato da Israele e Stati Uniti in Iran dal suo omologo di Tel Aviv, Gideon Sa’ar.

L’attacco è volto a smantellare l’arsenale atomico e missilistico di Teheran, ha spiegato Tajani, sottolineando come l’obiettivo di Israele sia neutralizzare la minaccia rappresentata dal progetto nucleare e dai vettori a lungo raggio che potrebbero minacciare non solo l’area, ma lo stesso territorio europeo.

La minaccia missilistica e il ruolo dell’Iran

Tajani, intervenendo a SkyTg24 e successivamente incontrando la stampa alla Farnesina, ha chiarito la posizione del governo italiano: «La nostra linea era quella negoziale, le soluzioni non sono mai quelle di risolvere con la guerra, ma l’Iran non poteva avere l’arma atomica».

Il timore principale riguarda l’evoluzione tecnologica dei missili di Teheran. Sebbene allo stato attuale la minaccia immediata sia contenuta, il rafforzamento del programma missilistico iraniano «potrebbe arrivare a colpire anche l’Europa».

Secondo le informazioni trasmesse da Gideon Sa’ar a Antonio Tajani, l’intelligence israeliana avrebbe individuato una «reale intenzione» dell’Iran di accelerare sia sul fronte atomico che sulla gittata dei propri vettori, pronti a puntare verso l’Occidente e le basi americane nella regione.

Scenari di isolamento e rischi regionali

Il ministro degli Esteri nutre dubbi sulla volontà di Teheran di innescare un conflitto totale: «Non credo che l’Iran abbia interesse ad estendere il conflitto, perché sarebbe la sua fine. Non è in grado di resistere a lungo a un attacco congiunto Usa-Israele».

Secondo Antonio Tajani, un’ulteriore escalation porterebbe l’Iran a un isolamento pressoché totale, perdendo anche il sostegno di interlocutori chiave come Russia e Cina, che non sembrano intenzionati a farsi coinvolgere direttamente. Anche l’attivazione delle milizie di Hezbollah appare, al momento, un’ipotesi che Teheran preferirebbe evitare per non trovarsi «tutto il mondo contro».

Clima di tensione e reazioni internazionali

La situazione sul campo rimane esplosiva. Si registrano già deflagrazioni negli Emirati Arabi Uniti, che hanno risposto chiudendo lo spazio aereo per una settimana. Il peggioramento del clima diplomatico è stato confermato anche dai contatti tra la Farnesina e Rafael Grossi, direttore generale dell’AIEA, per monitorare i siti nucleari.

«Tutto dipende dall’Iran», ha concluso Antonio Tajani, ribadendo che una reazione sproporzionata di Teheran segnerebbe un punto di non ritorno, esponendo il Paese a una risposta internazionale ancora più dura.

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