La riapertura del padiglione nazionale della Russia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia continua ad alimentare polemiche politiche e istituzionali, mentre in città si prepara una nuova manifestazione di protesta. Sabato 9 maggio, infatti, Europa Radicale, Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression organizzeranno un corteo contro la partecipazione russa, durante il quale verranno distribuite centinaia di cartoline indirizzate a Vladimir Putin con le immagini della Corte Penale Internazionale e la scritta «We’re waiting for you!».
«Putin è un criminale ed è il suo regime criminale a decidere chi può o non può partecipare alla Biennale», affermano Igor Boni e Chiara Squarcione, sottolineando che la mobilitazione coinvolgerà dissidenti, artisti contro il regime e persone omosessuali «letteralmente perseguitate» in Russia. L’appello è rivolto anche al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco: «Invii con noi la cartolina all’assassino del Cremlino».
Proprio Buttafuoco, dopo due mesi di tensioni, ha rotto il silenzio con un intervento al Teatro Piccolo dell’Arsenale: «Non siamo un tribunale. Qui non si assiste a un processo già celebrato. Questo è un giardino di pace». Parole accolte da oltre tre minuti di applausi. Il presidente ha rivendicato autonomia e vocazione culturale della Biennale, citando anche Sergio Mattarella e il suo invito a essere «liberi e audaci», oltre alla posizione di Giorgia Meloni: «Non sono d’accordo, ma…», quel «ma» che per Buttafuoco conferma l’indipendenza dell’istituzione.
Sul fronte opposto, l’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov ha parlato di «diktat» e pressioni dell’Unione Europea, giudicando «irragionevole» voler colpire arte e cultura con le sanzioni. Dal padiglione russo ha annunciato l’inaugurazione del progetto L’albero è radicato nel cielo, precisando però che, per effetto delle restrizioni, dopo i quattro giorni di pre-apertura l’esposizione sarà visibile solo in formato video fino al 22 novembre.