Si sono svolte in tutta Italia, oggi 31 gennaio 2026, le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, segnate dal forte dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia e dal referendum imminente. Dai principali distretti giudiziari è emersa una posizione largamente critica verso la riforma, ritenuta incapace di incidere sui problemi reali del sistema.
A Roma, il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Meliadò ha lanciato un allarme sulla vulnerabilità della magistratura, sottolineando che «la sua indipendenza rappresenta un presupposto essenziale della democrazia». Secondo Meliadò, «confondere l’attività interpretativa dei giudici con l’indirizzo politico mina la credibilità delle istituzioni e rompe il patto di fiducia tra magistratura e società. I veri problemi della giustizia – spiega – non riguardano il modello costituzionale del magistrato, ma l’efficienza del servizio, gravemente compromessa da carenze di organico e dall’espansione della criminalità, in particolare nel Lazio».
A Milano, il presidente della Corte d’Appello Giuseppe Ondei ha ribadito che «la riforma non avrà effetti né sui tempi dei processi né sui casi di malagiustizia, statisticamente limitati». Ha definito «inaccettabile» l’accusa secondo cui i giudici sarebbero appiattiti sulle richieste dei pm, evidenziando come i dati sulle assoluzioni e l’assenza del pm nel settore civile dimostrino l’autonomia e la terzietà della magistratura. Ondei ha anche denunciato «gravi carenze di personale e risorse, il sovraffollamento carcerario, l’aumento dei suicidi in carcere e il preoccupante incremento dei femminicidi». Durante il suo intervento ha ricevuto l’applauso dell’aula, cui si è unito il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
A Napoli, il procuratore Nicola Gratteri ha dichiarato apertamente la sua opposizione alla riforma, spiegando le ragioni del “no” al referendum e sostenendo che le modifiche proposte non velocizzeranno i processi né miglioreranno le risposte ai cittadini. A Palermo, il presidente della Corte d’Appello Matteo Frasca ha criticato la strumentalizzazione del nome di Giovanni Falcone nel dibattito referendario. In occasione della cerimonia anche da Bari arrivano denunce: in Italia mancano circa 20mila unità operative nel comparto giustizia, una carenza strutturale che rende il sistema il meno digitalizzato del Paese e mette a rischio l’abbattimento dell’arretrato.
L’intervento di Nordio a Milano

«È irriverente verso il Parlamento attribuire una volontà che nessuno ha mai voluto. E’ una blasfemia”. Invece “noi abbiamo enfatizzato l’indipendenza della magistratura, con cui noi cerchiamo un dialogo”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel suo intervento durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano, replicando al presidente della Corte d’Appello. «Ma davvero voi credete che con questa riforma il governo intenda mettere la magistratura sotto il potere esecutivo? – ha proseguito aggiungendo di aver usato ieri il termine «blasfemo che ripeto e confermo», considerando il Parlamento «una istituzione sacra».
«Siamo attentissimi alle manifestazioni di disagio» della magistratura e «cerchiamo un confronto e un dialogo» ma «ripeto e confermo» che accusare il Governo e la maggioranza di voler «porre la magistratura requirente e giudicante sotto il potere dell’Esecutivo” è «blasfemia» perché il «Parlamento è sacro, non ha e non ha mia avuto questa intenzione ed è scritto a chiarissime lettere in termini contrari» nella riforma della giustizia con cui invece «abbiamo enfatizzato l’autonomia e l’indipendenza» delle toghe. Così il ministro della Giustizia, CarloNordio, si è rivolto ai magistrati di Milano riuniti nell’aula magna del palazzo di giustizia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Il Guardasigilli, applaudito dagli avvocati, meno dai giudici, ha fatto un intervento di 10 minuti dai toni distensivi nei confronti delle toghe in vista del referendum e ha ricordato di aver «indossato la toga per 40 anni» ed essere «sempre un magistrato».