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Anac, continua a salire la spesa delle grandi opere strategiche: il costo è di 522 miliardi nel 2025

Aumenta ancora la spesa per la realizzazione di grandi opere strategiche e prioritarie in Italia. I costi sono saliti da 483 miliardi del 2024 a 522 miliardi del 2025 (+8%). È quanto emerge dal Rapporto annuale 2025 «Stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie», messo a punto dall’Anac, con l’istituto di ricerca Cresme, e presentato alla Commissione Ambiente della Camera.

«Il grosso di questo aumento è dovuto a due fattori: l’avanzamento dei lavori e dall’altro dalla variazione prezzi, che incidono sul quadro delle opere pubbliche», è stato spiegato nel corso della presentazione e proprio sulla variazione prezzi «andrebbero fatte delle riflessioni», è stato sottolineato.

Per quanto riguarda la destinazione di quest’ammontare, l’80%, pari a 417 miliardi, è destinato a ferrovie, strade e Ponte sullo Stretto. Nello specifico 232 miliardi sono destinati alle ferrovie, 171 miliardi a strade e 13,5 miliardi all’opera tra Calabria e Sicilia.

Ad oggi restano disponibili 352 miliardi di euro di risorse, che rappresentano il 67% di copertura finanziaria, con un fabbisogno complessivo di 170 miliardi di euro.

E su questo punto la Cgil attacca: «Nonostante le ripetute rassicurazioni, il fabbisogno finanziario delle opere strategiche aumenta in modo significativo: in poco più di un anno si passa dal 29% al 33% del costo complessivo privo di copertura«, afferma il segretario confederale, Gino Giove, avvertendo di «un blocco infrastrutturale per il Paese».

Durante la presentazione è stato evidenziato che tra il 2021 e il 2025 c’è stata un’accelerazione: sono stati aggiudicati quasi 300 miliardi di euro di lavori per le opere pubbliche. «È cresciuto lo sforzo dei lavori in corso e oggi possiamo dire che siamo di fronte ad una fase di corsa realizzativa, spinta dal Pnrr», ha detto il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, illustrando il rapporto.

Sulla tempistica «la sensazione che abbiamo noi è che tutto non si potrà fare ma molto il Paese riuscirà a fare entro la scadenza del Piano» ad agosto, ha aggiunto Bellicini. Sul fronte normativo, il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, ha denunciato che «abbiamo perso come Paese l’idea stessa di un’identificazione univoca delle opere strategiche» per cui «serve ripensare cosa si intende per infrastrutture strategiche e ripensare le modalità attraverso le quali si programmano le infrastrutture strategiche nel lungo periodo». Infatti al momento si è «di fronte a una stratificazione normativa» dove il Codice dei contratti pubblici prevede che «il governo individui di volta in volta le opere straordinarie in Consiglio dei ministri, senza però inserirle in un disegno organico».

E il ricorso al commissario, il cui numero è «proliferato» negli ultimi anni, «non è probabilmente lo strumento per individuare la strategicità» di un’opera, ha sottolineato Busia, spiegando che «ciascun commissario ha regole proprie, hanno regimi diversi, e questa diversità richiederebbe un intervento normativo per prevedere una regolazione comune».

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