La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo ad Addis Abeba all’assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione Africana, ha ribadito che l’Italia intende continuare a essere un «ponte privilegiato» tra Europa e Africa, puntando su dialogo, rispetto e cooperazione in un contesto internazionale instabile. «Ho l’onore di guidare una nazione che ha nel suo dna caratteristiche che storicamente la rendono un partner rispettato: la propensione al dialogo, la capacità di discussione, il rispetto per gli altri prima di ogni cosa»
La premier ha sottolineato come «la cooperazione» rappresenti la chiave per tracciare una rotta condivisa, richiamando l’identità dell’Italia come partner affidabile e orientato a relazioni paritarie.
«La vera cooperazione non vede mai un soggetto attivo e uno passivo, ma esiste solo in una relazione fra pari, in cui le specificità di ciascuno sono indispensabili per raggiungere un obiettivo comune. Se guardi qualcuno dall’alto in basso non puoi cooperare con loro, se vuoi saccheggiare le loro risorse non stai cooperando con loro, persino se vuoi fare la carità non puoi chiamarla cooperazione. La cooperazione è un’altra cosa e quello che vuole fare l’Italia è cooperare».
In occasione del secondo vertice Italia-Africa, ospitato per la prima volta nel continente africano, Meloni ha fatto il punto sullo stato di attuazione del Piano Mattei a circa due anni dal suo avvio operativo. L’incontro nella sede dell’Unione Africana, ha coinvolto 14 Paesi partner e si è concentrato su energia pulita, sicurezza alimentare, infrastrutture, formazione e sanità. Secondo la premier, il Piano è oggi una realtà strutturata, con un’architettura finanziaria solida costruita in collaborazione con istituzioni internazionali come la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo, capace di mobilitare miliardi di euro tra risorse pubbliche e private.
Sul fronte energetico figurano progetti strategici come l’impianto fotovoltaico Abydos II in Egitto, il collegamento elettrico sottomarino Elmed tra Italia e Tunisia e finanziamenti al Kenya per le politiche climatiche. Rilevante anche il Corridoio di Lobito tra Angola, Zambia e Repubblica Democratica del Congo, per rafforzare infrastrutture resilienti e integrazione regionale.
Un secondo asse riguarda agricoltura e sovranità alimentare, con interventi in Senegal, Costa d’Avorio, Algeria e Mozambico, oltre a un progetto sulla filiera del caffè in cinque Paesi dell’Africa orientale. Centrale resta l’investimento su istruzione, formazione e sanità, con memorandum firmati con diversi Stati africani e programmi attivi, tra cui quelli in Etiopia, per rafforzare capitale umano e sistemi sanitari.