Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’Unione europea ha dato il primo via libera politico alla firma dell’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – aprendo la strada alla nascita della più grande area di libero scambio al mondo, con quasi 800 milioni di consumatori. La maggioranza degli Stati membri ha sostenuto l’intesa, mentre Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda hanno votato contro e il Belgio si è astenuto.
L’accordo
L’accordo è considerato strategico da Bruxelles perché rafforza i legami economici e geopolitici con l’America Latina, riduce la dipendenza da altri mercati e amplia le opportunità per l’export europeo. È prevista la cancellazione progressiva dei dazi sul 91% degli scambi, con benefici significativi per industria, automotive, chimica e farmaceutica.
Secondo le stime, le imprese UE risparmierebbero fino a 4 miliardi di euro l’anno in tariffe, con un accesso più agevole anche agli appalti pubblici e a materie prime critiche come litio e grafite, essenziali per la transizione verde. Per l’Italia i vantaggi potrebbero essere rilevanti: entro il 2036 l’export UE crescerebbe di circa 25 miliardi di dollari e il nostro Paese risulterebbe il principale beneficiario.
Tuttavia, l’accordo divide profondamente il mondo agricolo. In cambio dell’apertura ai prodotti industriali europei, i Paesi Mercosur otterranno quote agevolate per l’export di carne bovina, zucchero, riso e bioetanolo, alimentando le proteste degli agricoltori in Francia e Spagna, preoccupati dalla concorrenza e dal rispetto degli standard sanitari e ambientali.
La Commissione UE assicura che non ci sarà alcun abbassamento delle regole europee: sono previste clausole di salvaguardia, controlli rafforzati e impegni vincolanti su clima, deforestazione e diritti del lavoro. Il percorso resta però lungo: dopo la firma formale, attesa in Paraguay, l’accordo dovrà essere ratificato dal Parlamento europeo e dai Parlamenti nazionali, in un clima politico ancora fortemente polarizzato.
Un duro confronto politico, economico e sociale
Il via libera degli ambasciatori UE all’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur ha acceso un duro confronto politico, economico e sociale in Europa. In Francia e Spagna gli agricoltori sono scesi nuovamente in piazza: la Fnsea francese parla di “tradimento della sovranità agricola europea” e minaccia un ricorso alla Corte di giustizia UE, mentre in Spagna blocchi stradali e proteste denunciano il rischio di concorrenza sleale, calo dei prezzi e standard ambientali e sanitari non equivalenti.
Sul fronte industriale, Confindustria definisce l’intesa un “passo storico”, capace di creare un mercato integrato da oltre 700 milioni di consumatori, rafforzare la competitività europea, garantire accesso a materie prime critiche e ampliare l’export italiano, già superiore a 13 miliardi di euro. Posizione condivisa da Assica, l’Associazione industriali delle carni e dei salumi, che vede nel Mercosur un importante mercato di sbocco per le carni e i salumi trasformati.
In Italia
Cia-Agricoltori accoglie positivamente il rafforzamento delle clausole di salvaguardia, ma chiede reciprocità reale, controlli serrati e standard produttivi equivalenti, ribadendo che la qualità del Made in Italy “non si baratta”. Confagricoltura esprime forti perplessità sull’asimmetria regolatoria e sul rischio di penalizzare le imprese europee soggette a vincoli più stringenti.
Netta la contrarietà di Greenpeace, che denuncia l’accordo come una minaccia per foreste, biodiversità e clima, temendo un aumento delle importazioni legate alla deforestazione e una perdita di credibilità ambientale dell’UE.
Anche a Milano decine di trattori da tutta Italia sono arrivati poco dopo mezzogiorno in protesta contro il trattato tra l’Europa e i paesi dell’area Mercosur. Oltre un centinaio di mezzi, hanno bloccato il traffico in zona stazione Centrale e poi hanno stazionato sotto il Pirellone, sede del consiglio regionale lombardo, dove hanno scaricato alcune balle di fieno. La manifestazione è stata indetta dal Movimento Riscatto Lombardia e altre realtà riunite nel COAPI (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani).
Il governo italiano difende l’intesa. Il ministro Lollobrigida sottolinea l’introduzione di un fondo da 6,3 miliardi per mitigare le perturbazioni di mercato, l’abbassamento della soglia di salvaguardia al 5%, il rafforzamento dei controlli e il principio di reciprocità.
Giorgia Meloni: «Garanzie per i nostri agricoltori»
«Io non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Io sono per gli accordi di libero scambio ma anche per deregolamentare».
Il sì all’accordo sul Mercosur è arrivato «alla luce di garanzie ottenute per i nostri agricoltori», ha detto la premier Meloni nella conferenza di fine anno. «Non potevamo» dire sì al Mercosur «a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni. Nel quadro finanziario pluiriennale» europeo «abbiamo aperto una interlocuzione con la commissione Ue abbiamo ottenuto alcuni risultati per gli agricoltori nell’ambito dell’accordo».
Per esempio, «un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Abbiamo avviato una trattativa sul bilancio Ue per la Pac» per poter usare «altri 45 miliardi di euro» e a «non aumentare i prezzi dei fertilizzanti. Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l’ok all’accordo. Abbiamo messo in equilibrio interessi diversi, quelli degli agricoltori e la spinta del settore industriale, che ringrazio. Ho spiegato quale fosse il tema anche ad Orsini e ho visto una solidarietà, la capacità di lavorare insieme» in un «equilibrio sostenibile sperando che questo accordo possa portare solo vantaggi».
Tuttavia, nella maggioranza emergono divisioni: la Lega resta contraria, mentre dal Pd arrivano giudizi sia critici sia favorevoli all’accordo.









