La stazione di Milano Certosa trasformata in un teatro di caccia e violenza. È questa la ricostruzione dell’agguato costato la vita a Gianluca Ibarra Silvera, 22 anni, secondo quanto emerge dalle indagini della Squadra Mobile e della Procura. Un omicidio che gli inquirenti ritengono premeditato e portato a termine da un gruppo organizzato di giovani affiliati ai Latin King. Tutto inizia nel tardo pomeriggio del 26 maggio, quando un gruppo di diciassette ragazzi, vestiti di nero e riconducibili alla nota pandilla latinoamericana, si presenta nella stazione di Certosa. Secondo gli investigatori, il branco sarebbe arrivato con l’intenzione di affermare il proprio controllo sul territorio, lasciando anche la sigla “LK” su muri e cartelli della zona.
Poche ore dopo, intorno alle 21.50, Gianluca e il fratello Gianfranco incrociano il gruppo mentre accompagnano il padre e la sua compagna a casa, nelle vicinanze dello scalo ferroviario. Il contatto è teso. I giovani si presentano gridando: «Siamo i re, siamo i Latin King». Ma il momento decisivo arriva alle 22.15, quando i due fratelli e un amico tornano in stazione per prendere il treno verso Segrate.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo si muove in maniera coordinata. Alcuni componenti si dispongono lungo il binario 1 per controllare le possibili vie di fuga, mentre gli altri raggiungono progressivamente il binario 5, dove si trovano le vittime. I ragazzi vengono circondati. Gli aggressori avanzano fissandoli, trascinando bottiglie di vetro sul pavimento e infilando le mani nelle tasche e nei borselli in un chiaro atteggiamento intimidatorio.
Poi scatta l’aggressione. «Fermatevi, figli di put…, stronzi», urlano. Gianfranco e l’amico riescono a scappare, ma Gianluca cade e viene raggiunto dal branco. Viene colpito ripetutamente con coltelli e accerchiato dagli assalitori. L’aggressione prosegue fino a quando il giovane resta a terra gravemente ferito.
Terminato l’assalto, il corpo viene trascinato per alcuni metri oltre il binario 6 e abbandonato in una stretta intercapedine. A ucciderlo sarà una profonda ferita alla femorale. Le urla richiamano il padre, che corre in stazione insieme al figlio minore. Saranno proprio le testimonianze di Gianfranco a fornire agli investigatori gli elementi decisivi per identificare i presunti responsabili.
