È una governance globale quella che cercano i ministri degli Esteri del G7 riuniti a sud-ovest di Parigi, nell’abbazia di Vaux de Cernay, a un’ora dalla capitale. L’incontro è già il terzo dei capi delle diplomazie sotto la presidenza francese cominciata a gennaio, dopo la teleconferenza del 6 gennaio e la riunione a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 14 febbraio. Ma la situazione di tensione internazionale di questo inizio del 2026 giustifica la mobilitazione, considerando che sul tavolo di Antonio Tajani, Jean-Noël Barrot e gli altri responsabili degli Esteri – compreso l’americano Marco Rubio che arriverà soltanto venerdì, seconda e ultima giornata di lavori – ci sono temi come le guerre in Ucraina e in Iran e la situazione nello stretto di Hormuz.
Anche per questo, la Francia presidente del G7 ha voluto che questa riunione ministeriale si svolgesse in modo emblematico, come ha ricordato il ministro Barrot, «a circa 50 anni dalla prima edizione, che si era svolta a Rambouillet», proprio a pochi chilometri dalì, nella storica abbazia. La presidenza francese ha spiegato a più riprese in questi giorni che uno degli obiettivi principali della sua presidenza di turno sarà «trattare i grandi squilibri mondiali che spiegano su diversi terreni il livello di tensione e di rivalità al quale assistiamo con conseguenze molto concrete per tutti». Anche in questa ottica, oltre ai ministri dei paesi del G7, Barrot ha voluto invitare quelli di partner chiave come Arabia Saudita, Corea del Sud, Brasile e India. Oltre al presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, e l’Al – to rappresentante UE per gli esteri, Kaja Kallas.
«Noi – ha sottolineato Barrot – abbiamo intenzione di creare ponti piuttosto che lasciarci trascinare in una logica di confronto blocco contro blocco». La presidenza francese punta a «un G7 dei risultati»: «Quello che vogliamo è che questa presidenza francese sia un G7di risultati tangibili per la Francia e per i partner». I ministri discuteranno di minacce ibride e sicurezza economica, di minerali critici, e di riforma della governance globale. Particolarmente a cuore alla presidenza francese sta la ricerca di un consenso per il finanziamento della ricostruzione dell’arco che protegge il sarcofago di Cernobyl, in Ucraina, «40 anni dopo la catastrofe che ha segnato l’Europa e il mondo», ha sottolineato la presidenza francese. Nel febbraio 2025, l’arco metallico costruito nel 2016 per ricoprire il reattore esploso nell’aprile 1986 era stato colpito da un drone russo. La struttura era destinata a proteggere un primo sarcofago costruito dai sovietici.










