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Riconoscimento facciale IA ad uso delle forze di Polizia: il decreto del Governo solleva perplessità

Tra le norme più discusse c’è la possibilità di autorizzare l’uso dei dati biometrici in casi d’urgenza tramite comunicazione orale al Pm

Riconoscimento facciale IA ad uso delle forze di Polizia: il decreto del Governo solleva perplessità

Mentre l’attenzione politica è assorbita da legge elettorale e intercettazioni, un decreto legislativo del governo Meloni estende in modo significativo i poteri delle forze di polizia sull’uso del riconoscimento facciale tramite intelligenza artificiale. Il testo, destinato a recepire le direttive UE, si spinge in realtà oltre le maglie del regolamento europeo, introducendo deroghe che sollevano forti perplessità. Tra le norme più discusse figura la possibilità di autorizzare l’uso dei dati biometrici in casi d’urgenza tramite semplice comunicazione orale al pubblico ministero, bypassando il via libera del gip. Inoltre, l’articolo 10 consente l’integrazione della videosorveglianza con tecnologie di riconoscimento a posteriori gestite da un’autorità designata dal questore, laddove l’Europa richiederebbe una figura terza e indipendente.

Ma la misura più controversa riguarda la raccolta preventiva e la conservazione per sette giorni dei dati biometrici (tratti del viso e dell’iride) di chiunque acceda a luoghi d’interesse per l’ordine pubblico, come stadi, stazioni o piazze durante manifestazioni. Un dossier dell’opposizione evidenzia come si crei così un “archivio di volti” su cittadini non sospettati di alcun reato, violando il principio di proporzionalità. Nonostante la delicatezza del tema, Palazzo Chigi accelera. Il primo via libera è arrivato dalla commissione Affari europei del Senato, scatenando la dura reazione delle minoranze. PD e M5S denunciano il ricorso al decreto legislativo, che limita il dibattito parlamentare, parlando di un rischio per le libertà individuali e di un vertiginoso passo verso uno “Stato di polizia”.