Categorie
Innovazione Taranto

Intelligenza artificiale, da Taranto alla Silicon Valley e ritorno: il viaggio di un imprenditore pugliese

In Puglia il talento tecnologico e l’efficienza della macchina pubblica viaggiano a una velocità superiore rispetto alla percezione comune, pronti a intercettare i grandi capitali della Silicon Valley.

A confermarlo è Dante Malagrinò, imprenditore originario di Taranto, che ha trascorso anche sei anni a Bari, e CEO di servescale.ai, startup statunitense specializzata in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, che valuta l’apertura di almeno un centro di ricerca e sviluppo nella regione.

Malagrinò è recentemente tornato in Puglia per una missione di tre settimane che lo ha visto impegnato tra Bari, Lecce e la sua città natale, Taranto. Non un viaggio della memoria, ma una rigorosa operazione di “due diligence” per valutare la fattibilità di investimenti significativi.

La Puglia come “leading indicator”

Il cuore pulsante di questa rivoluzione è Bari. Secondo Malagrinò, il capoluogo pugliese non è un’eccezione isolata, ma il “leading indicator” di un ecosistema pronto a esplodere.

«Bari è il primo nodo che si è acceso, e le altre città della regione non sono dormienti; sono prossime nella sequenza», spiega l’imprenditore. «Taranto, Lecce e Brindisi sono dove era Bari dieci o quindici anni fa: piene di talento e con costi più bassi».

I punti di forza: talento e pubblica amministrazione

L’analisi di Malagrinò scardina i pregiudizi sul Mezzogiorno, individuando due pilastri fondamentali: il capitale umano con gli studenti studenti del Politecnico di Bari e delle università locali mostrano una determinazione e una curiosità scientifica che nulla hanno da invidiare ai colleghi d’oltreoceano e l’efficienza pubblica. La sorpresa maggiore, racconta in un articolo pubblicato su un blog, riguarda il ruolo della Regione Puglia. «I dipendenti pubblici stanno svolgendo un lavoro eccezionale», afferma Malagrino, sottolineando come le strutture di incentivazione regionali siano competitive persino con quelle di molti stati americani.

Le sfide: dal “modello consulenza” al vero venture capital

Nonostante l’ottimismo, restano nodi strutturali da sciogliere per permettere il salto di qualità definitivo. La cultura di prodotto in primis. Molte imprese locali, afferma Malagrinò nel suo articolo, possiedono tecnologie d’eccellenza ma faticano a trasformarle in “prodotti” scalabili. Il rischio è che startup brillanti si trasformino in società di consulenza, perdendo fino a dieci volte il loro potenziale valore di mercato. C’è poi la questione legata a finanza e rischio. Il sistema italiano appare ancora troppo legato al credito bancario. Il vero venture capital, quello che finanzia la crescita rapida e accetta il rischio prima del pareggio di bilancio, è ancora raro.

Perché investire ora?

Il contesto globale del 2026, per Malagrinò, gioca a favore della Puglia. Con i costi dei visti e del lavoro in aumento negli Stati Uniti e una massa di capitale “dry powder” (fondi pronti per essere investiti ma ancora fermi) che sfiora i 600 miliardi di dollari a livello globale, la Puglia si offre come una “terza via” strategica tra America Latina e India. Offre competenze tecniche di alto livello in giurisdizione UE, costi sostenibili e un fuso orario compatibile con i mercati globali.

L’investimento di servescale.ai rappresenta dunque un segnale chiaro: la Puglia non è solo una destinazione turistica, ma un laboratorio tecnologico dove il futuro dell’IA può trovare terreno fertile.

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version